Carenze nei sistemi antiriciclaggio informatici e organizzativi della capogruppo e di alcune controllate. Sono gli esiti, trasmessi il 21 giugno, dell’ispezione condotta dal 21 novembre a poco prima di Pasqua da Banca d’Italia in Banco Desio. L’antiriciclaggio pare il tallone d’Achille per il gruppo brianzolo che, dopo le dimissioni dell’ex dg, Alberto Mocchi, il 19 giugno ha visto dimettersi l’ad Nereo Dacci sostituito da Tommaso Cartone.

La Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio, per vicende del 2009, di alcuni ex esponenti e dipendenti delle controllate Banco Desio Lazio e Credito Privato Commerciale (Cpc) di Lugano. La Procura del Tribunale di Monza, inoltre, ha notificato la proroga delle indagini a Dacci, al presidente Agostino Gavazzi e a Mocchi per ipotesi di associazione per delinquere e riciclaggio. La cessione di Cpc a un gruppo svizzero è saltata e ora l’istituto è in liquidazione. Ora Desio ha 30 giorni per ribattere a Palazzo Koch.

Indagini che si sono mosse grazie alla denuncia di un giovane bancario, assunto a Parma. Enrico Ceci, questo il suo nome, è l’elemento chiave delle inchieste di Monza e di Roma, dove è stato ascoltato più volte. Denunce motivate, secondo i magistrati: Ceci aveva scoperto per caso una falla nel sistema informatico che permetteva di far perdere le tracce del denaro contante. Dopo essersi rivolto più volte ai suoi superiori per segnalare il problema fece denuncia alle autorità giudiziarie. Fu licenziato (secondo il tribunale del lavoro per giusta causa, secondo il diretto interessato per mancanze veniali), e venne riassunto a Banca intesa fino a quando la Cassa di Risparmio di Cesena non gli offrì un contratto migliore.

E qui Ceci non si è fermato. Anzi, sostiene di aver riscontrato problemi simili – seppur in proporzione assolutamente minore – a quando lavorava per Desio. Il 26 gennaio 2011, dopo qualche mese di lavoro nella filiale di Parma della banca, Ceci sostiene che anche alla banca di Cesena ci siano  comportamenti poco trasparenti e sporge nuovamente denuncia consegnando ai carabinieri documenti e registrazioni audio effettuate all’interno della banca. La denuncia di Ceci è ricca di ipotesi di reato, fra cui spiccano – a suo dire – riciclaggio e usura.

L’iter dell’inchiesta giudiziaria è comunque complesso, le indagini passano per le mani di tre diversi magistrati di Parma, poi transitano per la procura generale di Bologna per approdare infine alla procura di Ancona. Tempi lunghi che secondo Ceci potrebbero penalizzare colui che ha trovato il coraggio di denunciare. Dopo la denuncia infatti Ceci è stato licenziato, reintegrato dal tribunale del lavoro e nuovamente licenziato, il contenzioso fra banca ed ex dipendente continua e gli eventuali rinvii a giudizio o archiviazioni sui fatti denunciati potrebbero influenzare l’esito della causa di lavoro ancora in corso. Per questo il giovane impiegato ha presentato una richiesta di avocazione delle indagini al procuratore generale della corte di appello di Ancona Vincenzo Macrì, ex numero due di Pietro Grasso, chiedendo alle istituzioni di procedere con gli eventuali rinvii a giudizio o alle archiviazioni per non lasciare l’inchiesta in sospeso ancora a lungo. Il procuratore di Ancona, interpellato dal fattoquotidiano.it, liquida però la polemica: “Stiamo lavorando, il fascicolo è aperto”.

di Daniele Rielli

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