I dispositivi mobili Apple non rappresentano solo uno status symbol e un oggetto di culto per gli adulti. Nelle mani di un bambino si trasformano in accattivanti giocattoli. Prima di lasciare il nuovissimo tablet nelle mani di un ragazzino, però, è meglio pensarci due volte. Ne sanno qualcosa i furibondi genitori che hanno promosso una class action contro Apple e che ieri è stata dichiarata ammissibile da un giudice della Corte Federale statunitense. La causa raccoglie le denunce di numerosi consumatori infuriati per le spese legate agli acquisti operati da figli minorenni usando iPad e iPhone. Sul banco degli imputati c’è il sistema degli acquisti In-App, ovvero gli acquisti che possono essere effettuati direttamente dall’interno delle applicazioni installate sui dispositivi Apple che poi vengono addebitati sulla carta di credito collegata all’App Store.

Di solito, per comprare un’applicazione è necessario usare il negozio ufficiale di Apple e, per ogni acquisto, inserire una password. Nel caso in cui il dispositivo sia utilizzato da un bambino, questo sistema mette al sicuro i genitori dal rischio che possa effettuare spese senza il loro consenso. Con gli acquisti In-App, però, le cose cambiano. I videogiochi finiti sotto accusa sono i cosiddetti ‘freemium‘, applicazioni la cui installazione è gratuita ma che hanno un ‘negozio interno’ per ottenere aggiornamenti, livelli aggiuntivi e oggetti virtuali per cui bisogna sborsare denaro reale. L’acquisto avviene attraverso comandi interni e spesso vengono proposti nel corso del gioco. Visto che molte app di questo tipo sono dedicate esplicitamente ai bambini, non stupisce che i genitori abbiano finito per accusare Apple di aver deliberatamente utilizzato un sistema con cui è troppo facile indurre i piccoli consumatori a fare acquisti aggirando la sorveglianza di mamma e papà.

Il caso più eclatante citato nella causa è quello del gioco Villaggio dei Puffi, amatissimo dai bambini, che utilizza un sistema di crediti virtuali (le famose ‘puffbacche’) attraverso i quali è possibile avere dei vantaggi nel gioco o comprare nuovi oggetti per abbellire il villaggio. Per acquistare 50 bacche si spendono 3,99 euro. La cronaca recente riporta casi di bambini che hanno accumulato spese per centinaia (a volte migliaia) di euro all’insaputa dei genitori. Il caso non è isolato: i videogiochi dedicati ai più piccoli che utilizzano lo stesso stratagemma sono decine.

Ma come proteggersi dall’eventualità che il pargolo di casa dilapidi centinaia di euro in puffbacche o ciarpame simile? In realtà la stessa Apple ha già cercato di arginare il rischio modificando il sistema di acquisto interno alle applicazioni. Con l’introduzione della versione 4.3 del sistema operativo iOS, rilasciato nel marzo del 2011, la casa di Cupertino ha modificato la procedura in modo che venga richiesta la password anche quando l’acquisto viene effettuato all’interno di un’applicazione. Come impostazione predefinita, però, nei 15 minuti successivi a un acquisto è possibile effettuarne altri senza inserire la password. Un sistema più efficace per evitare guai è quello di impostare delle Restrizioni nell’uso di iPhone e iPad. La funzione è contenuta nella impostazioni generali e sfrutta un codice di 4 cifre che deve essere inserito per usare determinate funzioni tra cui appunto, gli acquisti In-App.

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