Porte sbarrate alla Fiom anche alla Ferrari. Nonostante la sentenza del Tribunale del lavoro di Modena, che ha confermato la condanna del 2011 per condotta antisindacale alla Ferrari assieme ad altre 6 aziende (tra cui Maserati e CNH, sempre gruppo Fiat), l’industria del cavallino rampante ieri mattina ha negato alle tute blu di partecipare all’assemblea sindacale indetta assieme alle altre rappresentanze, firmatarie degli accordi Fiat del 13 dicembre scorso.

A denunciarlo, proprio la Fiom Cgil di Modena, che impugnando la sentenza, si è presentata all’assemblea prevista per il 6 marzo. Ma si è vista chiudere le porte in faccia ancora una volta: “siamo entrati con la sentenza in mano, ma in portineria non ci hanno fatto entrare”, racconta il segretario generale Giordano Fiorani.

Ora all’industria rombante viene concessa un’ulteriore possibilità dai suoi operai: “Siccome la risposta che ci hanno fornito è verbale – spiega poi al fattoquotidiano.it – noi oggi abbiamo inviato una richiesta di assemblea di un’ora per la prossima settimana, che ci spetta di diritto. Se non ce la faranno fare, dovranno fornirci una risposta scritta. Questa sarà un’ulteriore prova che ci servirà per denunciare la Ferrari”.

Alla base della condanna dell’azienda automobilistica per eccellenza, un accordo separato stipulato nel 2009 in sostituzione del precedente non ancora scaduto, che escludeva il sindacato dei metalmeccanici perché non firmatari. In lungo anticipo dunque sulla linea Marchionne, la Ferrari aveva pensato di estromettere la parte più sgradita della rappresentanza.

Ma le tute blu non ci stanno, e Fiorani è intenzionato a proseguire la strada legale: “nella sentenza si dice esplicitamente che i lavoratori in forza il 31 dicembre, devono decidere se aderire o meno al contratto del 2009. In questa formulazione, io leggo che se non aderiscono, si applica il contratto del 2008. Quindi, implicitamente, il giudice afferma che pur essendo scaduto il contratto del 2008, questo rimane in vigore fino a quando non viene rinnovato. Questo apre un fatto importantissimo all’interno delle aziende Fiat”. In sintesi: “Il contratto del 2008, anche se scaduto, deve essere applicato”, spiega il segretario.

E con un sillogismo perfetto, chiarisce cosa significa in sostanza: “Se si dice che è più che attivo il contratto del 2008, e la Fiom è firmataria di quel contratto, alla Fiom devono essere garantite le possibilità di partecipare alle assemblee, e di avere i propri rappresentanti all’interno della assemblee, cosa che fino a questo momento ci è negata dalla Fiat”.  E dalla Ferrari, che ieri ha ritenuto legittimo negare l’accesso alle tute blu.

“Vedremo cosa dice la Ferrari”, ma ciò che è successo è chiaro: “noi stiamo denunciando l’azienda per attività antisindacale proprio perché non ci ha riconosciuto i rappresentanti: il fatto che ci neghi di fare assemblee, non è che un’ulteriore tassello sulla posizione arrogante di Ferrari”. Sullo sfondo, lo sciopero nazionale indetto dalla Fiom Cgil il 9 marzo con manifestazione a Roma, perché, come conclude Fiorani: “mai come ora c’è un attacco alla democrazia nei luoghi di lavoro che grida vendetta”.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

“La Chiesa non condanna il peccatore”: il funerale di Dalla diventa un caso politico

prev
Articolo Successivo

Poliziotti derubavano stranieri, scoperti versamenti in contanti

next