Iniziano a emergere i primi risultati nella guerra dei gasdotti pensati dall’Europa per diminuire la dipendenza energetica dalla Russia. Se il metano dell’Azerbaijan arriverà nel Vecchio Continente passando dall’Italia, la condotta che lo trasporterà nell’ultimo pezzo di strada sarà il Trans adriatic pipeline (Tap). Lo ha annunciato un portavoce di British petroleum (Bp), la società che insieme alla norvegese Statoil controlla il pacchetto di maggioranza del giacimento di Shah Deniz II, una delle più grande scoperte di idrocarburi degli ultimi 10 anni. A guadagnarci maggiormente dovrebbe essere proprio Statoil, la compagnia di Stato norvegese che, se il progetto andrà in porto, si ritroverà a guadagnare quattrini sia dall’estrazione di metano che dal suo trasporto.

Il secondo risultato riguarda i perdenti. Il cosiddetto “Tap”, che dal confine occidentale della Turchia arriverebbe sulle coste del Salento, ha battuto il progetto concorrente. Si tratta dell’Itgi, l’interconnettore Grecia-Italia, sponsorizzato da Edison, recentemente passata sotto totale controllo francese, e dall’azienda di stato greca Depa, inserita dal governo di Atene tra i gioielli di stato da privatizzare per sistemare le disastrate finanze pubbliche. La sconfitta riguarda però anche i governi di Roma ed Atene, che infatti non hanno reagito bene all’annuncio di British Petroleum. In una nota congiunta, i due esecutivi hanno ribadito “il sostegno al progetto Itgi come mezzo più appropriato per la realizzazione del Corridoio Sud”, definendolo “il più avanzato e maturo, e pertanto quello che può meglio raggiungere l’obiettivo di una rapida realizzazione dell’infrastruttura necessaria per fornire al mercato europeo gas naturale dall’area del Caspio e potenzialmente dal Medio Oriente e dalle regioni orientali del Mediterraneo, creando un hub nel sud/sud est Europa”.

Insomma, Italia e Grecia non ci stanno. Non è da escludere che alla fine i membri del consorzio Itgi tentino una fusione con quelli di Tap, anche se ora i tempi sono prematuri. Di certo per ora i vincitori sono loro: oltre a Statoil, la svizzera Egl e la tedesca E.On, cioè gli azionisti di Tap. Non solo. Come hanno rivelato alcune conversazioni intercettate durante le inchieste sulle escort di Silvio Berlusconi, a tifare per il Trans Adriatic Pipeline c’erano anche alcuni personaggi italiani noti alle cronache giudiziarie: Giampaolo Tarantini, Valter Lavitola e Roberto De Santis, l’imprenditore pugliese considerato vicino a Massimo D’Alema.

La realizzazione del gasdotto non è però ancora certa. Il Tap deve ancora vincere la concorrenza di Nabucco e Seep, altre due condotte pensate per portare in Europa il gas azero passando però dall’Austria. Se il Nabucco sembra avere poche speranze, il progetto Seep rischia invece di rovinare la festa ai soci di Tap. Sponsor del progetto è British Petroleum. Che, insieme a Statoil, è anche azionista di maggioranza del giacimento di Shah Deniz.

Chi vincerà la partita? Per saperlo bisognerà aspettare aprile, termine fissato dall’Azerbaijan per la selezione del gasdotto destinato a portare in Europa l’oro azzurro del Mar Caspio. “Il coinvolgimento in uno dei progetti dell’azienda di stato azera, la Socar, potrebbe risultare determinante”, prevede Carlo Frappi, analista dell’Istituto per gli Studi di politica internazionale. Di certo, se il consorzio di Shah Deniz II deciderà di far transitare il gas attraverso l’Italia, bisognerà aspettarsi la reazione della popolazione salentina riunitasi sotto il nome “No Tap”. Per ora sono oltre duemila gli iscritti al gruppo, e temono che la loro zona possa essere devastata a vantaggio di un’opera che sta scatenando grandi interessi economici.

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