“Il problema non è l’articolo 18 sul quale ho detto molto meno di quanto detto mille volte da Bersani. Il problema è il giudizio su Monti”. Walter Veltroni su Twitter, torna sulla polemica apertasi ieri nel Partito Democratico dopo la sua intervista. Una polemica aspra. Il padre del Pd è stato accusato di essere addirittura “in linea con il Pdl” da parte del responsabile economico Stefano Fassina. E del resto le posizioni espresse ieri da Veltroni sono apparse contrastanti e hanno reso necessaria una precisazione da parte dell’ex sindaco di Roma: “Non possiamo lasciare Mario Monti alla destra”. Questo l’intento iniziale del suo intervento, spiega. Il governo Monti non è quello di Pier Luigi Bersani perché “non farà il 100 per cento di quello che faremmo noi”, aveva detto. Veltroni, invece, sta a suo agio con i professori e anche su quella che si annuncia la madre delle battaglie, l’art.18, sembra più vicino al ministro Fornero che alla posizione del Pd. “Non è un tabù, non bisogna fermarsi davanti ai santuari del no che hanno paralizzato l’Italia”, sostiene l’ex segretario. Che oggi in sua difesa cita Bersani: “’Se vogliamo modificare l’articolo 18, va bene ma facciamolo in fondo’. Lo ha detto il 7 febbraio a Otto e mezzo”, ricorda. E aggiunge: “Se invece si pensa che nonostante l’Ici agli immobili ecclesiali, la riduzione degli F35, la lotta all’evasione fiscale, lo stop al regalo delle frequenze a Mediaset, nonostante abbia evitato il tracollo dell’Italia (il tutto in due mesi), sia un governo di destra, allora bisogna avere il coraggio di discuterne e civilmente. Senza dire che un’opinione diversa è un’opinione del nemico. Teorie pericolose”. Comunque l’ex segretario Pd ringrazia tutti “anche le posizioni più critiche, spero di aver fatto capire meglio, avere opinioni diverse è la democrazia”.

Fassina non si tira indietro. E ribatte. “Caro Walter se il programma del governo Monti è l’orizzonte di una forza progressista come il Pd, allora delle due l’una: o il Pdl, che insieme a noi sostiene il governo Monti, è diventato un partito progressista, oppure la tua valutazione è sbagliata”, dice in un’intervista all’Unità pubblicata stamani. “Se fosse giusta – aggiunge Fassina – dovremmo essere conseguenti. Alle prossime elezioni il Pd dovrebbe presentarsi insieme al Pdl, oltre che al Terzo Polo: una sorta di partito unico del pensiero unico. La fine della politica, non solo della democrazia”. Per il responsabile Economia del Pd l’azione del governo Monti non può essere considerata progressista né riformista. “Caro Walter, per valutare il tasso di riformismo del governo Monti dovremmo ricordare che il decreto Salva Italia, oltre al brutale ed iniquo intervento sulle pensioni di anzianità, ha introdotto maggiori imposte per circa 40 miliardi all’anno”. Decisioni che vanno in “direzione opposta” rispetto alle proposte votate dal Pd nell’assemblea di Varese. Ed ancora, “senza nulla togliere alla funzione positiva svolta fin qui dal governo , gli esempi da te ricordati -scrive Fassina – soltanto in Italia sono considerati riformisti. In qualunque altro Paese la lotta all’evasione, la ricostruzione di un decente servizio pubblico radiotelevisivo, l’applicazione senza distorsioni dell’Imu sugli immobili ad uso commerciale delle chiese, sono denominatore comune dell’arco costituzionale”. Infine sul lavoro, Fassina dice che sull’art. 18 “la posizione del Pd è diversa dalla tua, ovviamente legittima, ma minoritaria nel partito”.

Contro Veltroni si scaglia anche il leader di Sel, Nichi Vendola. Il presidente della Puglia, che invoca le primarie di coalizione in vista delle politiche e sfida Bersani, si dice “trasecolato”. “Veltroni indica come un retaggio novecentesco tutto ciò che è appartenuto al campo delle conquiste sociali e dei risultati di decenni di lotte. Se si cancella il Novecento della giustizia sociale non si entra nel nuovo millennio ma si torna all’ottocento. E’ una curiosa idea di modernità e riformismo – conclude Vendola – quella che guarda con antipatia alla Fiom e con simpatia a Marchionne”.

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