Jarno Trulli

Questo venerdì 17 non ha portato fortuna alla Formula Uno italiana. E’ di stamattina la notizia che la scuderia anglo-malese Caterham ha licenziato il pilota abruzzese Jarno Trulli, 37 anni, sostituendolo con il russo Vitaly Petrov, ex Renault. Così il 18 marzo in Australia, ai nastri di partenza del campionato di F1, non ci sarà alcun pilota italiano per la prima volta da quarant’anni. Il responsabile della scuderia Tony Fernandes dal sito della Caterham ringrazia il pilota italiano e non nasconde che l’ingaggio del russo è una scelta economica prima ancora che tecnica. “Voglio ringraziare Jarno per il ruolo assolutamente centrale svolto nella creazione e nella crescita della scuderia dal 2009. Non è stato semplice decidere di ingaggiare Vitaly al posto di Jarno, ma lo abbiamo fatto per dare una nuova spinta all’ambiente con realistica attenzione al mercato globale”. Ovvero ai 10 milioni di euro di sponsor che il nuovo pilota porta in dote alla scuderia.

Dal canto suo Trulli, che aveva comunque il contratto in scadenza al termine della stagione, saluta e ringrazia con stile. “Capisco la scelta della squadra, e auguro loro il meglio per la stagione che sta per iniziare. Voglio ringraziare tutti in squadra per le due stagioni vissute insieme. Siamo partiti da zero, costruendo una solida squadra di Formula 1. Sono orgoglioso di averne fatto parte”. Il pilota di Pescara saluta dopo 256 GP disputati in una carriera cominciata nel 1997 con la scuderia faentina della Minardi, simbolo di un’altra Italia che non c’è più. L’apice alla Renault, dove nel 2004 vinse il suo unico GP a Monaco. Nel palmares anche 11 podi, 4 pole position e un sesto posto finale in classifica nel 2004. Nello stesso anno, durante il GP di Inghilterra a Silverstone, è protagonista di uno spettacolare incidente: il cedimento della sospensione posteriore lo fa sbattere contro le barriere protettive all’uscita della curva Bridge, la macchina compie due giri completi su se stessa e una capriola prima di fermarsi sulla sabbia. Trulli esce dall’abitacolo sulle sue gambe.

E oggi, con la sua uscita dal circus della F1, si esaurisce la lunga tradizione di piloti italiani in corsa. Correva l’anno 1969 quando per l’ultima volta nessun pilota italiano partecipò ad una gara di F1. Ernesto Brambilla, detto Tino, avrebbe dovuto partecipare al solo GP di Monza con la Ferrari, ma un incidente in moto glielo impedì. Anche nel 1970 l’Italia si presentò alla prima corsa della stagione senza piloti, ma durante il campionato Andrea De Adamich subentrò con la McLaren-Alfa Romeo. Da allora abbiamo sempre avuto qualcuno ai nastri di partenza. Negli anni Settanta, oltre ai già citati, ci furono tra gli altri Arturo Merzario, poi anche costruttore, e lo sfortunato Elio de Angelis: due GP vinti con la Lotus prima di andarsene nel 1986 a seguito di un incidente durante delle prove in Francia con la Brabham. Negli 1977 c’è l’esordio di Riccardo Patrese, uno dei più grandi piloti italiani: aggressivo sia in pista che fuori, non è mai stato molto amato all’interno del gruppo ma ha stabilito diversi record tra partecipazioni e punteggi oltre a vincere 6 gare, prima con la Brabham e poi con la Williams.

Negli anni Ottanta, nel nutrito contingente di piloti battenti bandiera italiana, spiccano Michele Alboreto e Alessandro Nannini. Il primo, ultimo pilota italiano ad aver vinto una corsa al volante della Ferrari, nel 1985 con la scuderia di Maranello è arrivato ad un passo dalla conquista del mondiale, perso nelle ultime gare dopo un entusiasmante duello con Prost. Vincitore di 5 GP in carriera, nel 2001 Alboreto è morto durante un collaudo in preparazione della 24 ore di Le Mans. Alessandro Nannini, fratello di Gianna, ha visto invece la sua carriera in ascesa interrotta bruscamente al seguito di un incidente avvenuto con il suo elicottero. Durante gli anni Novanta si aggiungono, tra gli altri, Alex Zanardi, che raggiunge la notorietà grazie alle molte vittorie nella formula Cart in America più che alle sporadiche apparizioni in F1, Giancarlo Fisichella e Jarno Trulli, che sono rimasti gli unici insieme a Vitantonio Liuzzi a rappresentarci negli anni zero. Dopo 3 GP vinti, tra cui uno indimenticabile in Brasile nel 2003, le ultime gare disputate in F1 da Fisichella, giunto nel 2009 con grandi aspettative poi non mantenute in Ferrari a sostituire l’infortunato Massa, segnano il malinconico declino di una grande scuola di piloti, che da quest’anno non avrà nessuno a rappresentarla.

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