È uno dei volti più noti e più giovani del “private equity”. Il nome di Andrea Bonomi, 46 anni, si lega a quello di Investindustrial, una società di investimento che in poco più di due decadi è arrivata ad articolarsi su tre continenti, con referenti a Milano, Lugano, Londra, New York e Shanghai. E una quindicina sono le società che la controlla, 14 le nazioni che tramite esse tocca per un totale di più di 32 mila dipendenti e 2,2 miliardi di dollari gli investimenti effettuati.

Tra i “gioielli” più recenti c’è PortAventura, la Gardaland di Salou, un’ora di macchina da Barcellona, nel cui capitale Investindustrial è entrato nel 2009 recuperandolo dalla proprietà precedente, che in parte prevedeva la presenza anche degli statunitensi Universal Studios. E il gruppo italiano, che meno di un anno fa ha festeggiato l’inaugurazione del mini parco Sesamo Aventura, proprio alla sua esperienza sulle rive del lago di Garda si richiama.

Ma non ci sono solo le attrazioni per i più piccoli nella faretra di Bonomi. Si spazia nei settori e nei marchi. Si fa dall’abbigliamento alle infrastrutture tecnologiche, dai preziosi allo smaltimento dei rifiuti fino ai giochi in ricevitoria arrivando a comprendere società come Coin, Sirti, Snai, Stroili Oro e Contentur, solo per citarne alcuni.

E poi c’è il mondo della finanza, forse il più caro, perché Andrea Bonomi in questo mondo ci è nato. Sua nonna, Anna Bonomi Bolchini, era chiamata proprio così, Lady Finanza. Spentasi a 92 anni nel 2003, era stata protagonista di un pezzo della storia economica del Paese tanto che ci fu un ex ministro del Tesoro, Ugo La Malfa, che la comprese in una cinquina di spericolati avventurieri della Borsa italiana.

Tra le varie attività vantava partecipazioni in diversi istituti di credito, tra cui il Credito Varesino, la Prealpina e il Banco Ambrosiano, e nel settore delle assicurazioni, raccogliendo da questo punto di vista presenze in Ras, Generali e Alleanza. Ha attraversato prima l’epoca di Michele Sindona (con il quale arrivò a scontrarsi sulla Generale Italiana) e poi quella di Roberto Calvi (con relativo patteggiamento per una storia legata al crac della sua banca), ma oltre che per questi incroci viene ricordata per aver dato vita a Postal Market, meno remunerativo di altri investimenti ma più capillare, dato che arrivava direttamente nelle case di moltissimi italiani tanto da diventare sinonimo di vendita a distanza.

Il padre di Andrea, invece, era Carlo Bonomi, che ereditò il nome da quel nonno con il quale Anna non visse, dato che fu cresciuta da un genitore adottivo insieme alla madre, ma che le permise di studiare dalle suore Marcelline, scuola paritaria della Milano bene, e che le lasciò una cospicua eredità (più di 150 beni immobili nel capoluogo lombardo e società attive in vari settori). Carlo – che è stato ai vertici Fondiaria, Saffa, 21, Investimenti e Terziario Innovativo di Assolombarda – era un ospite gradito alla corte dei Windsor e a metà degli anni Ottanta scelse proprio Londra (oltre che Madrid) come fulcro delle sue attività, dopo lo scontro che vide alleati (ma perdenti) lui e la madre Anna per il controllo della Bi-Invest.

La Bi-Invest cadde per “il take over di Montedison, una speculazione finanziaria contro la nascita di un polo alternativo”, ha raccontato Andrea Bonomi nel 2006 quando la sua Investindustrial la rilanciò dopo essersi consolidata come realtà internazionale e aver appena chiuso la trattativa Ducati, marchio tra i più importanti che deteneva nel suo portafogli. Sempre in quell’anno, il giovane manager ipotizzava anche che l’azienda dei motori emiliani “potrebbe tornare in Borsa in due-tre anni”. Oggi, invece, 5 anni dopo, si apre la trattativa con altre potenziali proprietà.