“Mezzo fermo, mezzo morto”. E’ questo il motto dei carristi dell’esercito italiano. La loro più grande paura, ma anche il pericolo più concreto in missione, soprattutto se si guida un mezzo leggero come il Lince, prodotto dalla Iveco e fiore all’occhiello della Difesa italiana nelle operazioni in Afghanistan. Il nuovo lotto di acquisti da parte del Governo sarebbe partito solo poche settimane fa, per un totale di 511 nuovi veicoli.  Marco, è un nome di fantasia, ed è un carrista dell’esercito italiano da poco ritornato a casa. Guida da anni mezzi d’assalto e ha maturato una lunghissima esperienza sul campo.

Nell’intervista rilasciata a Rosita Rosa inviata di Agorà, in onda domani alle 9.10 su Raitre, per la prima volta Marco ha deciso di raccontare quali sono i rischi che ogni giorno un militare come lui corre a guidare quel mezzo. Sospensioni delicatissime che, quando sollecitate o da terreni sconnessi o dalla eccessiva velocità, fanno perdere aderenza alla vettura e rendono possibile il ribaltamento. In zone come Farah, dove si è esposti al continuo rischio di imboscate da parte degli insorti, un episodio come questo può voler dire vita o morte. Ribaltamenti di Lince, però, sarebbero avvenuti anche in Italia durante semplici esercitazioni, a velocità molto limitate. La questione sarebbe stata portata all’attenzione degli alti ufficiali e alcuni soldati si sarebbero rifiutati di guidare quel mezzo, ma sono stati poi puniti con l’esclusione dalle successive missioni. “Se sollevi polemiche nell’esercito – dice Marco –  vieni fatto a pezzi e in cambio ricevi solo minacce”.
di Rosita Rosa

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