La bagarre in Aula è esplosa dopo l’intervento di Marco Reguzzoni che ha attaccato duramente il presidente Gianfranco Fini, accompagnato da un coro di “dimissioni, dimissioni” rivolto al leader di Futuro e Libertà. Subito dopo il capogruppo della Lega ha preso la parola Italo Bocchino per difendere il leader di Fli, ma è stato più volte interrotto. La presidente di turno Rosy Bindi ha richiamato più volte i deputati all’ordine, in particolare Fabio Granata, e sono intervenuti i commessi. Bindi ha deciso di sospendere i lavori fino alle 12.30, poi la ripresa per un minuto per scusarsi con i ragazzi che assistevano alla seduta per “lo spettacolo non certo edificante che è stato offerto loro”. Ma nonostante l’interruzione dei lavori sono volati insulti e le tensioni mentre fuori il leader della Lega esprimeva il suo personale giudizio su Fini: “Vada a quel paese”

Durante gli interventi due deputati di Fli e Lega sono venuti alle mani. I commessi si sono frapposti, ma sono comunque volate le botte, in particolare tra Claudio Barbaro di Fli e Fabio Rainieri.

Il duro attacco di Reguzzoni nei confronti di Fini è dovuto alle dichiarazioni che il presidente della Camera ha espresso durante la trasmissione Ballarò su RaiTre ieri sera. Fini ha fatto notare l’incongruenza tra la ferma contrarietà della Lega all’innalzamento dell’età pensionabile e la pensione concessa proprio a Manuela Marrone, moglie di Umberto Bossi, riconosciutale ad appena 39 anni. Da qui il duro attacco dai banchi del Carroccio al presidente della Camera.

Mentre Reguzzoni parlava si è alzato Claudio Barbaro, si è diretto verso i banchi della Lega ed è stato affrontato da Fabio Raineri. “E’ la solita porcilaia fascista”, ha detto un deputato leghista uscendo dall’aula. “C’è stata una piccola collutazione con Raineri – ha poi spiegato Reguzzoni – ma noi siamo rimasti al nostro posto, è stato quello di Fli ad alzarsi e a venire verso di noi. A quel punto ha fatto bene la Bindi a interrompere la seduta”.

La seduta è ripresa alle 12.30 presieduta da Gianfranco Fini. Al suo arrivo è stato accolto dal coro “dimissioni, dimissioni!” dei deputati della Lega. Una fila di commessi si frappone tra i deputati della Lega e quelli di Fli. Mentre Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl, ha annunciato la volontà del gruppo di “investire la massima autorità dello Stato di una situazione di difficoltà drammatica dell’istituzione parlamentare determinata dal comportamento” del presidente Gianfranco Fini.

“E’ inutile e fuori luogo pensare di coinvolgere il Capo dello Stato su un problema che riguarda il presidente della Camera, i gruppi e l’aula: si può criticare quanto si vuole, ma il presidente della Camera, qualsiasi sia la maggioranza che lo ha eletto, non è sfiduciabile né politicamente né formalmente”, è intervenuto il capogruppo del Pd, Dario Franceschini, intervenendo in aula dopo le parole del capogruppo della Lega contro Gianfranco Fini. “Non è la prima volta che un presidente della Camera è un leader politico – ha detto Franceschini – e il presidente della Camera va valutato per il modo in cui presiede i lavori dell’aula: da quando Fli si e’ collocato all’opposizione, ha continuato a presiedere dando delusioni e soddisfazioni alternativamente alla maggioranza e all’opposizione. Tutto il resto fa parte del dibattito politico”.

Anche Massimo Donadi dell’Idv è intervenuto in difesa di Fini. ”Stendiamo un velo pietoso sulle contestazioni leghiste. In un paese normale la critica al presidente della Camera, terza carica dello Stato, che partecipa ad un dibattito televisivo politico sarebbe stata legittima, ma in questa situazione è semplicemente assurda”, ha detto il capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera.

Nel tentativo di interrompere il battibecco è intervenuto il presidente dell’Aula. ”Non e’ questa la sede in cui il presidente della Camera può dare risposte politiche; se lo facessi avallerei l’accusa di partigianeria nei miei confronti che ritengo insussistente. Saranno altre le sedi in cui, se lo riterrò, eserciterò il diritto di replica”, ha detto Fini. Ma la tensione non si placa. Quando il presidente Fini ha sospeso la seduta, il leghista Rainieri, che aveva avuto un confronto acceso con Claudio Barbaro di Fli, è uscito dall’aula con la camicia sbottonata e rosso in volto. Quattro commessi sono intervenuti per circondarlo. Prima lo hanno portato in un corridoio laterale e poi lo hanno scortato fino al ristorante della Camera. In Transatlantico un capannello di deputati leghisti ha circondato il capogruppo di Fli, Benedetto Della Vedova, per chiedere le scuse formali di Barbaro per aver tentato di aggredire Rainieri in aula.