Si può salvare l’Italia? Sembra chiaro che nella lista dei pericoli gravi che incombono sul Paese, il più grave è quello che viene chiamato “la tenuta di Berlusconi” e che sarebbe meglio definire la inspiegabile accettazione di un fatto assurdo e ormai illegale: Berlusconi continua comunque a fare il primo ministro e, invano, il mondo democratico apertamente si interroga.

In ordine di pericolo c’è la mancanza di voce istituzionale, l’assenza di una qualsiasi classe dirigente che, a qualsiasi titolo, si assuma la responsabilità di dire chiaro e a tutti quello che accade. Segue la debolezza sempre più grande dei contenitori sociali di opinione e di influenza, dalla Confindustria ai sindacati, fino ai gentili commentatori di molti grandi giornali. E infine, ultima e tremenda, la nuova violenza di strada, intensamente alimentata da tutti e tre i gravi fenomeni appena elencati.

Illustrerò il danno e il pericolo dell’incombenza di Berlusconi-Breznev sul Paese paralizzato, ricordando che il 18 ottobre, mentre il Segretario di Stato americano diretto in Africa sorvolava l’Italia senza fermarsi, preferendo fare sosta a Malta piuttosto che correre il rischio di essere ricevuta da Frattini a Fiumicino, mentre cominciava il conto alla rovescia delle ultime ore di Gheddafi (e stranamente americani, francesi, inglesi erano già sul posto), mentre il presidente francese e la cancelliera tedesca convocavano di notte un inatteso vertice “perché l’Europa non può più aspettare” (e poi lo convocavano di nuovo), mentre non arrivava traccia della legge per lo sviluppo (o la crescita, o la messa in moto o la risposta alla richiesta minacciosa, ma anche angosciata d’Europa, Confindustria, sindacati, artigiani, piccole imprese, banche), in quel giorno tutta la Camera dei deputati e l’intero governo (davvero, l’intero governo, dagli Esteri alla Difesa, dall’Economia alle Attività produttive, compreso il ministro per i rapporti con la mafia) erano comandati in aula (altrimenti mancano i voti) per un’importante riforma costituzionale.

Sarebbe come convocare gli inquilini di un edificio del centro storico de L’Aquila per discutere di regole condominiali, e costringerli a restare e discutere mentre nessuno tocca le macerie. L’obiettivo è vandalizzare l’articolo 41 della Costituzione. Fino a questo estremo momento di civiltà quell’articolo, in una breve e felice sintesi della lingua italiana era: “L’iniziativa privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da arrecare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”.

Il Parlamento è stato convocato e bloccato in aula con tutto il governo per votare, invece, un nuovo articolo 41 così scritto: “La legge non può stabilire limitazioni all’iniziativa e alle attività economiche private se non quando necessario a tutelare”. Come vedete si tratta di un testo ipocrita e tronco che prima vieta e poi vieta di vietare (“la legge non può stabilire limitazioni…”), un testo così mal scritto che mi ha consentito di dire, presente il ministro delle Riforme: “È così brutto che sembra scritto da Bossi” (urla e tafferuglio della Lega). Ma alla fine sono tutti obbligati a restare in Aula altrimenti, nonostante la compravendita, mancherebbero i voti.

Ma il danno sostanziale e l’intenzionale collaborazione politica-camorra, sono evidenti. Questa è una “libertà di impresa” che consente tutto ciò che viene rivelato e narrato nel libro di Saviano Gomorra, compreso il libero uso delle scorie tossiche. L’Italia di Berlusconi-Breznev continua a dare i suoi frutti. Uno è la natura pericolosa e devastante delle “riforme” che fanno di ogni giorno di lavoro in Parlamento un rischio per il Paese.

L’altro è la tetra analogia fra lo Stato dell’Italia bloccata dalla salma politica di Berlusconi (a cui nessuno ha detto, o meglio intimato, che è politicamente finito) e quella dei tombini di Roma che, in mancanza di manutenzione e di buon lavoro del sindaco, trasformano un nubifragio in una tragedia: città allagata perché l’acqua non può defluire, e la gente muore. Si può anche rendere onore all’opposizione (in questo caso Pd e Idv) per aver tentato l’ostruzionismo: tutti, finora, hanno parlato contro (ciascuno per il minuto consentito).

Ma la legge, respinta per un giorno, ritorna e alla fine “passa”, se continua il buon lavoro regolare. E persino i bravi colleghi giornalisti – senza capire – ti rimproverano se i voti sono pochi. Siete sicuri che in questa Italia, in questo Parlamento, il dovere civile di chi si trova a rappresentare i cittadini sia di continuare a votare invece di interrompere e di opporsi in tutti i modi alle leggi di Berlusconi?

Il Fatto Quotidiano, 23 ottobre 2011

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