Il segretario Fiom Maurizio Landini

“A piazza del Popolo perché il popolo si riprenda la piazza”. Maurizio Landini, a conclusione della conferenza stampa della Fiom, convocata per spiegare cosa si farà il 21 ottobre, mette l’accento sulla questione democratica e sulla necessità di opporsi ai divieti della Questura e del sindaco Gianni Alemanno. Anche se alla fine, decide di accettare proprio quei divieti – “con un grande atto di responsabilità” – collocando la manifestazione nazionale del gruppo Fiat, Fincantieri e componentistica auto alle 9,30 di mattina in piazza del Popolo per una manifestazione stanziale, l’unica consentita.

Dopo i fatti del 15 ottobre e dopo l’ordinanza del sindaco Alemanno che vieta per un mese cortei nel centro storico della città, la Fiom aveva proposto prima un corteo dalla stazione Ostiense fino alla Bocca della Verità e poi un altro da piazzale Flaminio fino alla Rai in viale Mazzini. Sul primo ha posto il veto Alemanno ma sul secondo è stata la Questura a dire un no secco. E così la Fiom ha deciso, di scegliere la manifestazione stanziale che però si trasformerà in una grande assemblea popolare “per ribadire che il divieto di manifestare non è accettabile” sottolinea Landini. Una decisione sofferta ma presa avendo in mente la fisionomia dei manifestanti, operai e operaie che sono già in difficoltà sul posto di lavoro o che rischiano di perderlo e per i quali la Fiom non ha ritenuto giusto ipotizzare una giornata di tensione con la polizia. Soprattutto dopo il 15 ottobre.

Però la decisione brucia, il fatto che un sindacato come la Fiom – non un centro sociale o un corteo studentesco – si veda bloccato dai divieti della polizia, è un fatto grave che deve far riflettere tutti. E allora è su questo che insiste la Fiom, sulla raccolta del numero maggiore di adesioni per riempire piazza del Popolo non solo di gente ma anche di significato. L’invito è rivolto ai vari settori sociali che hanno accompagnato le sue vertenze dal 16 ottobre dello scorso anno – quando una manifestazione enorme attraversò Roma senza problemi – fino a oggi.

L’invito è stato già raccolto gli studenti delle varie organizzazioni, Atenei in Rivolta, Unicommon, Link. Ma anche da figure molto diverse tra loro. Luca Casarini, uno dei leader dei centri sociali del Nordest, intervistato da Repubblica annuncia la sua presenza in piazza – e attacca duramente i “black bloc” – e lo stesso fa, da una posizione piuttosto distante, Antonio Di Pietro. Ci sarà tutta la sinistra ma anche il Pd, con il suo responsabile economico, Stefano Fassina. E, ovviamente, la Cgil che parlerà con il suo segretario, Susanna Camusso. Non sarà in piazza anche perché non condivide nulla della piattaforma Fiom, ma anche la Fim-Cisl ha preso posizione contro il divieto imposto a Roma difendendo “il diritto della Fiom e di chiunque altro a manifestare pacificamente”. Solidarietà piena alla Fiom anche da San Precario, che non sarà fisicamente in piazza ma scrive in un comunicato la sua adesione ideale alla manifestazione sindacale e a ogni altra “che questo regime intende soffocare”, No-Tav compresa.

La Fiom inoltre si attende la presenza di voci importanti del mondo della cultura e dell’informazione perché vuole costruire una vera e propria “piazza per la democrazia”. In cui, però, i protagonisti principali saranno gli operai. Quelli dei sei stabilimenti Fiat e dei sette stabilimenti Fincantieri che chiederanno il rispetto dei diritti ma soprattutto una politica industriale che salvaguardi i posti di lavoro e garantisca un futuro economico a questo paese.

E al ministro dell’Interno Roberto Maroni, che nella sua relazione al Parlamento ha avanzato la proposta di una “fideiussione” patrimoniale da versare per il diritto a manifestare, la Fiom contrappone una proposta uguale e contraria: una sottoscrizione di un euro proprio per garantirsi il diritto a manifestare da domani e per il futuro.

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