Diritti. Chiedono diritti le migliaia di manifestanti che oggi, dietro a sigle più o meno conosciute, sfileranno per le vie di Roma. Diritto alla scuola, all’ambiente, alla salute, ma soprattutto al lavoro. Lo chiedono i giovani, ma anche uomini e donne lasciati a casa da “una crisi che ci sta ammazzando”, spiega Annah, marocchina di 36 anni che ha portato alla testa del corteo i figli di 6 e 8 anni. “Faccio parte di un comitato di migranti stanchi di piegare sempre la testa, di dire sempre sì padrone“. Il suo italiano è perfetto, ma Annah, come le donne che le stanno intorno, non riesce a trovare un impego. “Pulisco le camere di un albergo del centro, prendo 300 euro al mese senza contratto. Oggi so che lavorerò, domani chissà”. Al suo fianco, Jenine: “Sono rom e non mi vergogno di dirlo” sottolinea, agitando le mani per richiamare attenzione. “La mia faccia mi impedisce di cercare un lavoro, altro che trovarlo”. Perché sono i tratti somatici, i tratti “da rom”, che “spaventano la gente”.

In strada, mescolati a qualche turista ignaro della mobilitazione, ci sono moltissimi studenti. Un gruppo di ragazze fa incursione nell’albergo a cinque stelle ‘Exedra Hotel‘, che occupa tutta la piazza omonima. Gridano “siamo tutte lady vendetta”, facendo riferimento al film V per vendetta, diventato simbolo della protesta. Il tempo di srotolare uno striscione e poi di nuovo in strada. Perché è la fantasia che domina le scritte, gli slogan di questa giornata: parafrasando Steve Jobs si gioca sul significato di “stare affamati e arrabbiati” (hungry e angry) per “mangiarsi o colpire i ricchi ” (eat e hit the rich).

“La rabbia c’è” spiega Manuel dall’alto del camion dei No TAV, “ma non vorrei che degenerasse in violenza”. Intanto, però, migliaia di poliziotti sono schierati in tutti punti nodali del corteo, con blindati e in tenuta antisommossa . “Temiamo lo snodo che porta a Montecitorio” dicono gli agenti, tenendo manifestanti e giornalisti a debita distanza. “Il corteo non deve deviare”. Non deve.

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