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Editori contro la legge Bavaglio. La protesta arriva fino al Salone del libro di Francoforte

Dopo le proteste del maggio 2010, le case editrici tornano a far sentire la propria voce contro il ddl intercettazioni: "Inquina l'informazione più responsabile e professionale". A promuovere l'appello Minimum Fax, Laterza e Mauri Spagnol
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Un appello rivolto da editori e ai librai contro la legge Bavaglio per difendere il diritto dei cittadini di essere informati. A promuovere questa nuova mobilitazione contro il ddl intercettazioni sono le case editrici che già nel maggio 2010, in occasione del Salone del libro di Torino,  promossero un appello a difesa della libera informazione e dell’esercizio della critica dei cittadini. In quell’occasione si mobilitarono quasi 200 editori di ogni categoria, dimensione e orientamento culturale (insieme a decine di librai in tutta Italia). Una protesta che oggi viene riproposta in grande stile e in una cornice internazionale: alla Buchmesse di Francoforte, la prestigiosa fiera del libro internazionale che si svolgerà nella città tedesca dal 12 al 16 ottobre. A promuovere l’appello sono Marco Cassini e Daniele di Gennaro di Minimum fax, Giuseppe e Alessandro Laterza dell’omonima casa editrice e Stefano Mauri e Luigi Spagnol del Gruppo editoriale Mauri Spagnol.

“L’attuale maggioranza di governo – spiegano gli editori nell’appello – sta per approvare in Parlamento una legge che vieta la pubblicazione delle intercettazioni disposte dai magistrati (anche dopo la loro divulgazione alle parti del processo)”. Si tratta infatti di “una legge secondo cui un’intercettazione potrebbe essere letta in pubblico dall’avvocato della persona intercettata ma non potrebbe essere pubblicata su un giornale” o “secondo cui la replica di parte prevale sulla ricostruzione di giornalisti e autori neutrali, inquinando proprio l’informazione più responsabile e professionale”. Quindi, alla vigilia della Buchmesse, dove spiegano di volere “condividere la nostra preoccupazione con i colleghi editori di tutto il mondo” intendono chiedere “al Governo e al Parlamento di recedere da questo nuovo tentativo di bloccare la diffusione di conoscenze rilevanti e significative sugli atti processuali”.

In queste ore ‘appello sta procedendo tramite passaparola e via mail e sui siti delle case editrici sarà disponibile da domani. In ogni caso, le adesioni proseguiranno fino a giovedì anche da Francoforte dove sono attesi centinaia di editori italiani. Dopo la Germania, la protesta domenica tornerà a Roma, al Teatro Valle, dove alle 11.00 si svolgerà un’assemblea pubblica sulla libertà di informazione e alle limitazioni contenute del ddl.

Il programma della giornata è ancora in costruzione, ma come accadde due anni fa al Teatro Quirino, dove gli editori si erano mobilitati contro il decreto intercettazioni, anche domenica al Valle saranno invitati scrittori e intellettuali per dare la loro testimonianza sull’argomento.

Gli editori sentono di doversi di mobilitare contro il ddl intercettazioni “visto che la libertà di conoscenza è sempre stata strettamente legata alla diffusione dei libri e alla realizzazione di una piena democrazia” e “visto che i provvedimenti proposti in Italia dall’attuale maggioranza sulle intercettazioni hanno sollevato forti perplessità perfino da parte di qualificati rappresentanti di istituzioni quali l’Osce, l’Onu e l’Unione europea”.

Proprio per questo motivo anche il collettivo online di Valigia Blu ha pubblicato oggi una lettera da sottoscrivere online per denunciare all’Europa la legge Bavaglio che sarà spedita via mail al Parlamento Europeo, alla Commissione e al Consiglio dell’Unione Europea. E la protesta continua anche su altri fronti: decine di docenti universitari da tutta Italia, ad esempio, hanno indirizzato un messaggio al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano contro i “’tagli’ della democrazia e della libertà che imporrebbe l’adozione del ddl intercettazioni. Che per loro è uno “schiaffo alla cultura, alla libertà e alla civiltà”.

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