Luigi Bobbio, sindaco di Castellammare di Stabia

“Mi rifiuto di considerare Metropolis un quotidiano attivo sul fronte del contrasto alla camorra. Persino Saviano è più credibile di loro su questo versante”. Tra le decine di manifestazioni di solidarietà al giornale stabiese minacciato dal clan D’Alessandro, che è arrivato al punto di intimidire gli edicolanti per impedire che venissero vendute le copie con la notizia del pentimento del boss Salvatore Belviso – imputato per l’omicidio del consigliere comunale del Pd Luigi Tommasino – , arriva l’attacco aspro e frontale del sindaco Pdl di Castellammare di Stabia, Luigi Bobbio.

Un attacco fatto di affermazioni molto dure e molto gravi, che accomuna nell’intento denigratorio lo scrittore simbolo della lotta alle mafie e il piccolo giornale della provincia napoletana. Ma che finisce per lusingarne i cronisti. “Siamo onorati del paragone, ovviamente non ce lo meritiamo” commenta la capo redattrice di MetropolisMariella Parmendola. “Ma in questo momento molto delicato per noi, non ci sembra opportuno che il sindaco continui questa opera di isolamento nei nostri confronti. Noi non vogliamo medaglie al petto, vorremmo soltanto continuare a fare il nostro lavoro”.

Il Cdr del giornale ha diramato una nota definendo “farneticanti” le parole di Bobbio: “Dal sindaco ci saremmo aspettati almeno un attestato di solidarietà che non è arrivato. E’ arrivata, invece, la continua opera di delegittimazione di un prezioso organo di informazione che lavora su un territorio difficile e densamente criminale. Arrivano, invece, lezioni di legalità non richieste da un sindaco che impedisce ai nostri cronisti di entrare al Comune (alla faccia della trasparenza, quasi come se ci fosse qualcosa da nascondere) e ai nostri redattori di ricevere comunicati stampa sulle iniziative dell’amministrazione, essendo stati estromessi dalla mailing list ufficiale”. Insomma, contro Metropolis sarebbe in atto un doppio bavaglio. Quello della camorra che ne boicotta la diffusione. E quello del sindaco che ha imposto l’ostracismo.

Bobbio è un ex pm della Dda di Napoli, poi senatore di An nel quinquennio 2001-2006, nel quale si è distinto come autore dell’emendamento ‘ad personam’ che di fatto sbarrò la strada a Giancarlo Caselli nella corsa alla Procura Nazionale Antimafia. E’ stato presidente provinciale di An e nel 2010 ha conquistato la roccaforte rossa di Castellammare di Stabia, la ‘Stalingrado del Sud’, sconfiggendo un centrosinistra devastato dagli scandali dell’omicidio Tommasino e del tesseramento del Pd inquinato da numerose iscrizioni di camorristi, tra i quali uno dei killer del consigliere comunale, Catello Romano (e fu proprio Metropolis a pubblicare per primo la notizia).

La premessa è doverosa per spiegare l’origine e il contesto delle accuse che il sindaco muove al quotidiano diretto da Giuseppe Del Gaudio. Bobbio sostiene che le intimidazioni subite sono il frutto “di uno stile giornalistico consolidato che è quello del pettegolezzo giudiziario. La notizia del presunto pentimento del boss ha messo a rischio le indagini e l’incolumità dei parenti, evidentemente non ancora sottoposti a programma di protezione”. E critica la redazione del giornale “per aver offerto spazio alle smentite dei camorristi sul pentimento di Belviso, dando così modo agli intimidatori di giustificarsi, e dimostrando la ricerca di un funambolico equilibrismo nel rapporto coi clan locali”, e per aver sminuito e irriso le iniziative anticamorra della sua amministrazione, ricordando l’episodio della processione di San Catello. Quel giorno il sindaco per protesta si tolse la fascia tricolore di fronte all’omaggio del corteo di fronte all’abitazione di un camorrista, e Metropolis intervistò un noto pregiudicato che si dichiarava ‘un elettore deluso di Bobbio’. “Da un semplice controllo emerse che quel pregiudicato era stato cancellato dalle liste elettorali a causa di una condanna per reati gravissimi. Dare la patente di credibilità a un delinquente senza controllarne l’affidabilità non è un esempio di buon giornalismo, anche questa è l’informazione che Metropolis offre alla città”.

Sabato scorso, il giorno delle minacce agli edicolanti e alla redazione, Bobbio scelse la linea del silenzio. Da quando è apparso il Metropolis di domenica con le trenta righe di smentita dei familiari di Belviso, inserite in un box tra le pagine che ribadivano l’autenticità della notizia e la cronaca di una giornata allucinante, il sindaco sta esternando a più non posso. Il suo bersaglio preferito, però, non è la camorra, ma il quotidiano minacciato dalla camorra. E la sua linea politica. “Mi criticano e mi chiamano ‘sindaco sceriffo’ – ha affermato a Radio Città Futura in un confronto telefonico con Del Gaudio – perché la Parmendola è stata assessore del mio predecessore e il loro notista politico è addetto stampa del Pd provinciale”. Concetto ripetuto anche nella mattinata di giovedì 6 ottobre nel corso della puntata di Uno Mattina, sui Rai 1, dedicata al caso Metropolis. Ribadendo le critiche per aver dato vetrina ai familiari del boss e aggiungendo stavolta che la Parmendola, ospite in studio, “è la sorella della nuora dell’ex sindaco”. “Non intendo scendere su questo argomento” è stata la replica della giornalista.

Giovanni Taranto, direttore del Tg di Metropolis Tv, l’emittente del gruppo, spiegò sul Fatto Quotidiano del 4 ottobre perché si decise di pubblicare le dichiarazioni dei familiari di Belviso: “Abbiamo un codice deontologico che ci impone di pubblicare tutte le notizie, anche quelle che non ci fanno comodo. Secondo la famiglia, Belviso non si è pentito? E’ un loro diritto affermarlo, è un nostro dovere scriverlo. Non si può decidere a monte cosa si deve scrivere e cosa no, a seconda delle convenienze. Del resto siamo abituati a non tacere nulla. Specie sui casi più scottanti. Siamo l’unica emittente d’Italia che ha chiesto e ottenuto di riprendere integralmente il processo per l’omicidio Tommasino”.

E sulla rete monta la protesta contro Bobbio. C’è chi ne ricorda le ordinanze per vietare minigonne e scollature. Chi invece fa riemergere le sue dichiarazioni a caldo durante la protesta degli operai Fincantieri che per la rabbia devastarono il municipio all’annuncio, poi rientrato, della chiusura dello stabilimento, quando ipotizzò la regia della camorra dietro gli scontri e chiese l’intervento dell’esercito. Chi, infine, sostiene che se Bobbio definisce l’omicidio del consigliere comunale Pd Luigi Tommasino un delitto “politico-mafioso”, non avrebbe dovuto accettare nelle sue liste l’ex segretario cittadino del Pd in cui risultò tesserato il killer di Tommasino. Invece è stato candidato nel Pdl, è risultato il più votato e ora ricopre l’incarico di presidente del consiglio comunale.

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