Marysthell Garcia Polanco

Quando star dietro alle escort è un’impresa può accadere di tutto, perfino che a pagare il cachet alle preferite del premier siano gli italiani. Nomi e cognomi. L’impresa è Milan Channel, la tv ufficiale della squadra rossonenera della famiglia Berlusconi. Qui proprio domani farà il suo debutto ufficiale la soubrette dominicana Marysthell Polanco, nota alle cronache per essere stata in prima linea nel Ruby-gate e nell’inchiesta di Bari sul reclutamento delle escort “in conto premier”. La Polanco leggerà i messaggi dei telespettatori e per questo incarico sarà “foraggiatissima”, grazie a un compenso di 2.500 euro la settimana, centomila euro in nove mesi.

Niente di strano se la stessa azienda non avesse fatto ricorso negli ultimi tre anni alla cassa integrazione in deroga per 35 tecnici che dal 2009 ricevono uno stipendio ridotto del 35%. L’azienda paga solo le ore effettivamente lavorate, il resto è a carico dell’Inps. E in molti si chiedono se sia stato questo “risparmio” a spese del contribuente a consentire a un’azienda in crisi di elargire il mega compenso a una delle fiamme di Berlusconi.

Questa mattina una nota del sindacato Uilcom ha chiesto un incontro con i vertici aziendali e attende spiegazioni. Nella redazione il malumore è forte ma nessuno vuol parlare. Anche perché sono cinque giornalisti precari con contratti rinnovati ad agosto e in scadenza tra due settimane. Paradossalmente solo la Polanco, ultima arrivata, ha una prospettiva, certa, di nove mesi di lavoro.

Ancora non è chiara la modalità di reclutamento della soubrette. Tutto induce a pensare che non abbia mandato una mail all’indirizzo job@milanchannel.com e che la selezione sia avvenuta altrove e con diverse modalità. Lei giura di non essere stata raccomandata da Berlusconi: “Ma anche se fosse, che male c’è?”.

A rafforzare i dubbi sono alcune intercettazioni dell’inchiesta di Bari. In due passaggi si capisce chiaramente la spinta del Premier per un ingaggio nelle trasmissioni del Chiambretti Night e di Colorado Café: “Mi ha dato questo lavoro e mi ha detto… qualsiasi cosa chiamami”.

Ma non è tutto. Perché a volte si dice “si, ma se è brava”. No. Quel posto forse non fa per lei. Perché a detta di chi ha seguito la performance d’esordio la 31enne coinvolta nel Rubygate “non è in grado”.

Il provino si è svolto in un clima surreale. Fuori dagli studi i fotografi, opportunamente allertati dalla stessa Polanco che la sera prima aveva annunciato il suo ingaggio. Ma il sorriso, dice chi c’era, è rimasto sullo zerbino d’ingresso. Negli studi la voce procede stentata nella lettura dei messaggi. Non funziona. “Parla italiano ma non sa leggerlo” (neppure scriverlo, visto che ai suoi fan su Facebook risponde “quelli che mi amano gli amo anch’io”).

La Uilcom di Milano, sindacato che ha stretto l’accordo per la cassa in deroga, è rimasta raggelata dalla notizia. Ritiene scandalosa l’ipotesi che l’azienda abbia riconosciuto un ingaggio da 100mila euro lasciando i lavoratori in cassa integrazione a carico del pubblico. “Ho chiesto questa mattina un incontro urgente con i vertici aziendali – annuncia Bruno Bifronte – dire che ci sentiamo presi in giro è dire poco. Qui ci sono dei lavoratori senza alcuna garanzia per il loro futuro che prendono stipendi decurtati e integrati con risorse economiche pubbliche che vengono erogate attraverso l’indennità di cassa integrazione per consentire all’azienda un risparmio finalizzato a sostenere azienda e lavoratori in una fase di crisi. Riteniamo che la scelta di Milan Channel non sia coerente né moralmente accettabile”.

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