Il tempo in cui si considerava la provincia di Modena isola felice, immune da fenomeni di criminalità organizzata, è ormai lontano. E’ partendo da questa consapevolezza che il comune di Formigine, a qualche decina di chilometri da Modena, ha deciso di sottoscrivere il “Patto civico per la legalità”.

“Vogliamo garantire nel tempo la qualità della vita che caratterizza la comunità formiginese – afferma il sindaco Franco Richeldi – in tempo di crisi economica, questa qualità potrebbe essere insidiata dalla tentazione di scorciatoie che eludono il principio di legalità. Penso a fenomeni come l’usura. Dobbiamo tenere alto il livello di guardia, perché indici e conferme di fenomeni di infiltrazione delle organizzazioni criminali sono evidenti anche nel tessuto socio-economico della nostra provincia”.

Concretamente si promuove la “cultura della legalità”. Ad aderirvi i sindacati che si impegnano a segnalare agli organismi competenti fenomeni di lavoro nero o irregolare, forme di caporalato, sfruttamento di lavoratori e infiltrazioni mafiose nei luoghi di lavoro. Ugualmente le associazioni di categoria che cercheranno di offrire strumenti di tutela nei confronti di chi è vittima di fenomeni di criminalità, come l’usura. “Questa iniziativa stimola tutti ad un’assunzione di responsabilità personale e comunitaria per un futuro fondato sull’educazione e sulla centralità del valore della legalità – dice il Procuratore capo di Modena, Vito Zincani – uno stato di diritto serve a dare forza a chi non ne ha, ma il nostro paese soffre purtroppo di un’ipertrofia normativa che ne limita l’efficacia”.

E’ proprio questo lo spirito che ha portato la Lapam-Confartigianato di Modena a stipulare, nel 2009, una convenzione con l’associazione Sos Italia Libera anti racket, grazie alla quale si aprì lo sportello per le vittime di usura ed estorsione. Una di quelle telefonate era della signora P. che, in occasione della firma del patto a Formigine, ha trovato il coraggio di raccontare la storia del suo compagno, titolare di un’impresa edile. Era il 2008 quando il marito decise di prendere a prestito alcune decine di migliaia di euro, ignaro delle conseguenze. Il tutto farcito da minacce di morte, incendi al magazzino e ai camion, oltre ad essersi visto recapitare sotto casa una busta con dei proiettili. “Ora non siamo più soli – sono le parole della signora – perché abbiamo deciso di denunciare. L’usuraio devasta ogni cosa della tua vita, diventandone padrone”.

Al fianco della signora P. c’è un altro caso noto nel modenese. Si tratta degli imprenditori campani, residenti a Nonantola da diversi anni, Francesco Piccolo e Raffaele Cantile, titolari della Pi.ca costruzioni, presa di mira dagli affiliati casalesi facenti capo al boss Michele Zagaria. Hanno resistito a minacce, violenza fisica, persino all’esplosione di un ordigno e hanno denunciato, si sono costituiti parte civile nel processo che ha portato all’arresto di Carmine Zagaria, fratello del superlatitante Michele.

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