Lo sappiamo. Lo sappiamo bene anche noi. In queste settimane ci sono storie e notizie molto più importanti da raccontare. Gli oltre 350mila visitatori unici che quotidianamente navigano per le nostre pagine e i 75mila che ci acquistano in edicola, del resto, se ne sono accorti. Quello che viviamo non è un periodo normale.

Accanto alla tragedia dello tsunami giapponese, che rende minuscole e quasi ridicole le beghe di casa nostra, adesso sembra avvicinarsi un’altra catastrofe. Tutti – a partire da noi de ilfattoquotidiano.it che per quasi 24 ore al giorno seguiamo l’evolversi di ciò che accade nella centrale nucleare di Fukushima – si rendono conto del cambiamento in atto.

Sul nucleare l’evidenza dei fatti costringe molti a rivedere convinzioni che parevano granitiche. Spinge al dibattito e alla riflessione. Classi dirigenti più serie delle nostre (cioè quasi tutte) danno finalmente il segno di voler rivedere le proprie politiche energetiche. Accade in Germania, accade più timidamente negli Usa. E persino in Italia la maggioranza comincia a pensare che incaponirsi sulla strada, fortunatamente non ancora battuta, dei reattori di terza generazione sia stata una pessima idea. Almeno dal punto di vista politico.

Intanto, a poche centinaia di chilometri da Tokyo, cinquanta uomini lottano per tentare di salvarne migliaia. Come gli operai di Chernobyl sanno di essere destinati alla morte, ma lavorano lo stesso perché a volte, per gli esseri umani, la propria vita non conta.
Noi tutto questo cerchiamo di raccontarvelo ora per ora. Minuto per minuto. Così come dal 22 di giugno abbiamo raccontato tutto il resto. Un po’ perché siamo giornalisti e non sapremmo fare altro. E un po’ perché siamo convinti che dei cittadini informati, alla fine saranno dei cittadini migliori. Per questo vogliamo ricordare che proprio oggi Il Fatto Quotidiano ha raggiunto e superato quota 400.000 iscritti sulla sua pagina Facebook.

Sui social network siamo insomma diventati il primo quotidiano italiano e, forse, europeo (vista la quantità di lavoro e gli accadimenti non abbiamo avuto il tempo per controllare troppo bene). Il perché di questo fenomeno ha molte possibili spiegazioni. A noi de Il Fatto una però piace più delle altre. Nel nostro paese le notizie vengono spesso nascoste o distorte. Le opinioni controcorrente sui grandi media hanno poco spazio. Per questo chi le trova le ritiene un bene prezioso. E, quando può, le condivide con chi conosce.
Sia come sia, grazie di tutto. Perché da soli noi non saremmo qui.

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