Non penso di essere il solo a pensare che Gad Lerner, ieri sera all’Infedele, abbia invitato il Grillo sbagliato. Non è stato infatti il sen. Luigi Grillo, in tempi non sospetti, ad avanzare dubbi sui conti Parmalat bensì il noto comico genovese che, almeno sin da un’intervista del 2002 a “Striscia la notizia” e nei suoi spettacoli, cercò in tutti modi di allertare i risparmiatori sui rischi dei bond di Collecchio. Rischi mai percepiti dalle autorità di controllo, dai revisori contabili e dalle banche finanziatrici che, quando sentirono puzza di bruciato, si preoccuparono solo di scaricare i titoli Parmalat di proprietà nei portafogli dei propri clienti.

Beppe Grillo, per questo motivo, fu in seguito ascoltato sia dalla Procura che da organi di stampa internazionali che gli davano atto di una capacità di analisi fondata fondamentalmente sul buon senso e l’onestà intellettuale. Stendiamo invece un velo pietoso sul cv dell’omonimo ospite scelto da Lerner o sul poco spazio dato a giornalisti d’inchiesta come Giuseppe Oddo (Il caso Telecom), pur presenti in studio. Un’occasione persa per informare, riflettere e far tesoro degli errori passati.

Ma la vicenda della Parmalat risanata mi offre lo spunto per lanciare una candidatura per quando si dovrà ricostruire l’Italia dopo i disastri perpetrati dell’attuale classe dirigente: quella di Enrico Bondi. Nutro una sincera ammirazione per il Commissario Straordinario della Parmalat, per il suo rigore e la sua affidabilità. Bondi è un uomo competente, integro, riservato e risoluto che va dritto al sodo, all’obiettivo, con pochi timori reverenziali. Non lo conosco di persona, mentre ho avuto modo di conoscere, per motivi di lavoro (lavoravo allora per una banca internazionale) Fausto Tonna, l’ex direttore finanziario della Parmalat di Calisto Tanzi. Un’autentica sfinge: avevo una certa competenza per operazioni finanziarie di una certa complessità che normalmente riuscivano ad interessare il mio interlocutore mentre il rag. Tonna restava così imperturbabile che pensavo ammirato a chissà quale livello di sofisticazione fosse abituato… Quella interpretata da Toni Servillo nella scena madre de “Il gioiellino”, a base di forbici e colla.

Da meridionale, quando scoppiò il crack Parmalat, fui felice di una sola cosa: la più grande truffa mai ordita in Italia, 14 miliardi di euro, non era opera dei soliti meridionali, ma di padani DOC!

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Europa, crisi del debito
rischi bancari da 2.500 miliardi

prev
Articolo Successivo

Il Giappone, tra il terremoto reale
e quello finanziario

next