Qualcuno inizierà a dire che, come nel 1987, gli italiani andranno a votare al referendum con la stessa paura del disastro di Chernobyl.

Oggi il caso è diverso ma analogo. Nella centrale di Fukushima, una volta colpita dal terremoto, si è attivato il sistema di sicurezza. Dalle notizie che ci giungono, pare ci sia qualche difficoltà nella fase di spegnimento (un reattore non si spegne come una lampadina tramite interruttore on-off) e che la procedura abbia causato problemi di emissioni radioattive non controllate. Quindi il governo ha fatto evacuare circa 45 mila persone entro un raggio di 10 chilometri, invitando la popolazione a chiudersi dentro casa. Di solito a chi abita nelle vicinanze di una centrale nucleare vengono fornite delle indicazioni comportamentali per casi di emergenza.

Io non ho pregiudizi sulla tecnologia nucleare, ma sono contrario all’installazione di una centrale nel nostro Paese (in Italia è prevista la costruzione di 5 centrali). So che il livello di sicurezza col quale vengono progettate è il migliore possibile, ma non mi fido abbastanza e quello che più mi preoccupa sono l’errore umano e i possibili incidenti, che per definizione sono imprevisti. Al massimo si possono prevenire, ma da loro potrebbero scaturire dei danneggiamenti pericolosi, per l’ambiente e per chi ci abita vicino.

Il caso di Fukushima sembra essere “sotto controllo”. Le esplosioni potrebbero anche essere dovute a qualche turbina o serbatoi di combustibili, mi auguro che sia così e che altri incidenti non causino problemi più gravi. Le procedure sembrano nella normalità, nel senso che sono quelle previste in caso di incidente. Ma questa normalità mi turba tantissimo. Il fatto che un guasto mi debba far stare chiuso dentro casa, che non mi possa bere acqua potabile, non mi  fa stare tranquillo.

Io continuo a pensare a un mondo diverso, dove impareremo a gestire e diminuire i nostri consumi energetici e dove ognuno sarà produttore di energia. Come succede oggi con Internet, dove chiunque può divenire produttore di contenuti. Penso perciò a un modello non centralistico, diverso da quello attuale, dove non ci sono centrali (anche nucleari). Guardiamo a quel che sta succedendo nel Mediterraneo: scoppia una rivolta e Gheddafi ci minaccia, si scaglia contro l’Italia traditrice. Noi dipendiamo dai libici, dai russi e dai francesi che ci danno energia di notte perché una centrale nucleare quando parte non la fermi più.

Il nostro futuro si potrà basare sulle reti intelligenti (smart grid), in analogia con le reti peer-to-peer, e nessuno potrà minacciarci di chiudere un rubinetto del gas. Il rischio ovviamente si corre anche con i grandi parchi: in Sicilia e Calabria le mafie si stanno ciucciando tutto il denaro pubblico per installare pale eoliche che dovrebbero fornire energia alle abitazioni. Non deve accadere che la mia utenza sia completamente dipendente da una centrale (nucleare, eolica o chicchessia). Altrimenti chiunque può minacciarmi di sospendere la produzione tenendomi sempre sotto ricatto. È per questo che nel futuro gli edifici dovrebbero essere completamente (o quasi) autosufficienti.

A chi dice che le centrali nucleari ce le ha il nostro vicino, io rispondo che per il momento è meglio lì che nel mio giardino (Not In My Backyard). Non possiamo correre il rischio di terminare una guerra per il petrolio e cominciare quella per il gas e l’uranio. Dipenderemo a vita dagli altri Paesi, a volte guidati da squilibrati dittatori. Quindi possiamo scegliere la via per il nostro futuro e quello dei nostri figli, che vivranno quando il petrolio ormai sarà esaurito.

Io ho la mia idea e so già che al prossimo referendum voterò sì all’abrogazione della legge che prevede la costruzione di nuove centrali nucleari in Italia. Indipendentemente da quello che sta accadendo in Giappone.

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