L’introduzione di neologismi si rende necessaria quando appare qualcosa che le vecchie parole non sono in grado di significare.

Il settore più prolifico di questa attività è quello delle scienze, che di fronte a nuove scoperte deve attivare la creatività linguistica.

Anche le scienze umane si danno da fare: è recente l’avvento del simpatico termine cleptocrazia per indicare i regimi che fanno dell’accumulo di denaro e beni illeciti a scapito del proprio popolo un caposaldo del proprio potere personale. Più raro è l’emergere di neoonomatismi o paraonomatismi, ovvero di modifiche dei nomi propri, esercizio in cui si esprime con particolare gusto Marco Travaglio, quasi sempre a scopo caricaturale.

Di fronte a qualcosa che non è nuovo, ma che perfeziona di giorno in giorno la sua anomalia democratico/istituzionale – il paradigma Berlusconi – avvertiamo necessaria l’introduzione di un neoonomatismo per niente caricaturale, applicato al suo fondatore eponimo e massimo interprete. Occorre un nome che contenga in sè, e che ogni volta ripetuto inculchi in chi lo sente, l’essenza profonda della sua natura destitutiva di ogni regola democratica e costituzionale, decostruttiva di ogni equilibrio dei poteri, distruttiva della grammatica stessa della convivenza civile: Silvio Berluskeversoni ci sembra adatto.

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