Dieci corpi in attesa di una degna cremazione. E’ questa l’immagine della crisi cinese del gasolio che sta facendo il giro del mondo. “Abbiamo smesso di accettare richieste domenica”, ha dichiarato alla stampa Zhou Qian, direttore della Longxing Funeral House di Chongqing, nel sudovest della Cina. “Non ci sono alternative perché abbiamo finito il carburante e non siamo riusciti a procurarcene. Di solito cremiamo dieci corpi al giorno. Ora siamo costretti a tenerli nelle celle e sospendere l’attività”.

Dagli inizi di novembre il mercato cinese è a corto di diesel, migliaia di stazioni di servizio sono chiuse e gli autisti dei camion si infilano in code chilometriche pur di accaparrarsi gli ultimi litri disponibili. E’ questo il risultato della politica energetica del governo che, come una mannaia, si sta abbattendo sulle scelte quotidiane di milioni di cittadini. Pechino sta infatti razionando l’offerta di elettricità per rispettare gli obiettivi del piano energetico e i target ambientali entro la fine dell’anno: molte centrali a carbone sono state chiuse e, in alcune regioni, soprattutto nelle aree manifatturiere della costa, si corre al riparo con i generatori a gasolio. Che ora inizia a scarseggiare.

“La domanda di diesel da parte della Cina calerà prima di fine anno, quando la corsa per il raggiungimento degli obiettivi energetici annuali rallenterà”, scrive il Financial Times. “Ma nonostante questa tendenza sia chiara a tutti, la crisi del gasolio si sta facendo sentire nel mercato globale del petrolio”. Anche perché la penuria di diesel sembra essere senza precedenti. I primi ad approfittarne sono i trader, i commercianti di petrolio, che stanno spostando le navi verso i porti della Cina. Ma anche le raffinerie di greggio fanno festa. Dopo un anno duro, segnato dal calo della domanda seguita alla crisi, si stanno godendo un periodo di boom inatteso, trainato dalle dichiarazioni degli analisti, che prevedono un aumento nel divario tra il prezzo del gasolio e quello del greggio, sostenuto dalla domanda cinese.

Ma non è solo il diesel a far salire i prezzi. In generale il consumo di petrolio è in forte crescita in Cina e “potrebbe salire ancora bruscamente per effetto del piano energetico governativo”, ha dichiarato l’International Energy Agency (IEA, Agenzia Internazionale per l’Energia). In base alle previsioni dell’IEA, l’impennata nella domanda di gasolio che si sta verificando in queste settimane potrebbe far salire il fabbisogno di petrolio della Cina di 70.000 barili al giorno fino al febbraio del 2011: circa l’8,5% della crescita totale prevista per il 2010.

Intanto, la settimana scorsa, i prezzi del gasolio in Europa sono saliti sopra i 750 dollari a tonnellata per la prima volta dall’ottobre del 2008, segnando un aumento del 20% rispetto a inizio anno. Sono dati a cui ci dovremmo abituare, non solo sul versante cinese. Il 2 novembre scorso il primo ministro indiano Manmohan Singh, intervenendo alla conferenza Petrotech-2010 a New Delhi, ha dichiarato che la domanda di petrolio dell’India è destinata a crescere del 40% nei prossimi dieci anni. Mentre la crescita dell’offerta dai giacimenti indiani sarà solo del 12%. I trader internazionali di petrolio sono avvisati.

Community - Condividi gli articoli ed ottieni crediti
Articolo Precedente

Supervisori sull’orlo di una crisi di stress

next
Articolo Successivo

I baroni Rothschild tra carbone e eco-chic

next