Uno sfregio alla città nel suo cuore pulsante, nei suoi nervi scoperti. Le statue in gesso di Falcone e Borsellino, collocate ieri pomeriggio nella centralissima via Libertà, a due passi dalla principale piazza di Palermo, adesso sono a terra. Rotte, danneggiate, transennate come si trattasse di un omicidio di mafia, una macabra riedizione del martirio a cui i due giudici antimafia sono già stati sottoposti. Attorno la folla è sdegnata, mentre qualcuno ha già portato dei fiori e lasciato qualche messaggio agli autori del gesto: “Fate schifo!”.

“A prescindere che si tratti di un vandalo o di un criminale è un gesto che va condannato” si limita a commentare l’ufficiale dei carabinieri che sorveglia il luogo del delitto da quando stamani, alle 8 e 30, è stato dato l’allarme. Quelle statue – una con Falcone seduto sulla panchina, l’altra con Borsellino in piedi al suo fianco – rimarranno in quella posizione ma solo per poche ore. Tommaso Domina, lo scultore palermitano autore delle opere, nel pomeriggio le ritirerà su e le rimetterà a posto, nonostante, in teoria, dovrebbero essere sequestrate e inviate a Messina, dal Ris. Ma nessuno vuole cedere a questo tipo di segnali e quindi si può sorvolare sulla rigidità delle procedure. Nessuno può tollerare questo sfregio.

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