La Bp sapeva. Sapeva che c’erano falle nel sistema di sicurezza della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon già settimane prima che quest’ultima esplodesse, causando la disastrosa marea nera nel Golfo del Messico. La rivelazione arriva da un operaio della struttura sopravissuto all’incidente. Tyrone Benton, intervistato dalla Bbc ha raccontato che il sistema di sicurezza difettoso non fu riparato ma chiuso e che si fece affidamento su un secondo sistema. Benton ha sottolineato che la responsabilità della manutenzione di quell’attrezzatura era della compagnia proprietaria della piattaforma, la Transocean.

Il sistema in questione, spiega la Bbc, è il “blowout preventer” (Bop), che impedisce le fughe di gas. E’ il sistema di sicurezza più critico dell’intera piattaforma, in grado di tagliare e bloccare il flusso di petrolio dalla condotta principale e progettato per prevenire disastri proprio come quello accaduto il 20 aprile nel Golfo del Messico. Il “cervello” del Bop, dice ancora Bbc, sono delle unità di controllo (control pods), che rilevano se vi sono irregolarità.

“Abbiamo notato – ha raccontato  Benton – una perdita sull’unità di controllo e abbiamo informato gli uomini della compagnia”. Questi ultimi “stanno in una sala di controllo, da dove potevano accendere o spegnere quell’unità di controllo e accenderne un’altra, così da non dover interrompere la produzione”. Un comportamente “inaccettabile”, secondo l’esperto interpellato dalla Bbc, Tad Patzek, dell’Università del Texas. “Se c’è un indizio che il Bop non  stia funzionando a dovere – ha detto Patzek – lo si dovrebbe riparare a qualunque costo”.

Benton ha raccontato che il suo superiore aveva informato via e-mail sia la Bp che la Transocean delle falle appena scoperte. Secondo l’operaio, riparare l’unità di controllo (invece di attivarne un’altra) avrebbe comportato un’interruzione temporanea dell’attività di trivellazione sulla piattaforma Deepwater Horizon. Una perdita per la Bp di 500.000 dollari (circa 400.000 euro) per ogni giorno di chiusura, contro i due miliardi di dollari spesi fino ad oggi per arginare la fuoriuscita di greggio e l’incalcolabile danno ambientale.

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