Più che un’audizione, una lezione di giornalismo al contrario. Quasi un processo. Chi suggerisce nuove inchieste da fare, qualche altro che sventola presunte violazioni della privacy, quindi Maurizio Gasparri che improvvisa uno show tra una bottiglia di cognac appoggiata sul proprio banco e una carota (vera) sfoderata a sorpresa dalla tasca lasciando intendere che è la contropartita per il bastone. E almeno in questo sicuramente ha ragione: l’audizione della commissione Vigilanza Rai con il direttore dell’Approfondimento Rai, Paolo Corsini, e il conduttore di Report Sigfrido Ranucci si trasforma in una sequela di bastonate alla trasmissione di Rai Tre.

A Ranucci non basta ricordare che Report “da 27 anni è un marchio prestigioso e inossidabile” della Rai e che ha realizzato “numerosi scoop nazionali e internazionali”. Non è sufficiente sottolineare che il “successo della trasmissione si regge non su valutazioni ideologiche di appartenenza partitica, ma su criteri oggettivi di qualità credibilità, attendibilità e pluralismo”. E il pubblico risponde: “Report nelle scorse stagioni – ha ricordato – ha realizzato il doppio se non il triplo degli ascolti di tutti gli altri programmi di approfondimento, in tutte le puntate è stata la terza trasmissione dell’intero prime time, la seconda Rai”.

Nella sequela di interventi la maggioranza sciorina comunque lezioni di giornalismo e Ranucci si ritrova sul banco degli imputati. Per Francesco Filini, capogruppo di Fratelli d’Italia, la trasmissione “sembra preferire un giornalismo di teorema, con attacchi politici di matrice ideologica” che quest’anno si sta trasformando in “particolare accanimento”. Si casca subito sul vero tasto dolente: la puntata sul presidente del Senato Ignazio La Russa. “Dov’era l’inchiesta nel servizio giornalistico riservato alla seconda carica dello Stato?”, si è chiesto Filini. “C’era un abbondante uso del condizionale e strani collegamenti tra familiari defunti e Cosa Nostra. Una cosa abbastanza grave”, ha aggiunto.

Il giudizio critico è solo un antipasto dello show di Gasparri. Il senatore di Forza Italia ha prima ironizzato sulla manifestazione di Articolo 21 a sostegno di Ranucci parlando di “una marcetta di 40 persone” dicendo di aspettarsi “molti più seguaci”. Quindi si è rivolto a a Corsini: “Cosa pensa di un certo modo di fare giornalismo? Lei che pensa dei telefiguranti, messi di spalle, come il presunto parlamentare di Forza Italia? Poi c’è il telericiclo, come l’inchiesta su Urso andata in onda decine di volte”. Gasparri ha poi citato “il telericiclaggio, il telebaiardismo, teleColombia, telespia sul caso Mancini, teleLavitola”. Il tutto con una bottiglietta di cognac sul proprio banco: “Qualora ne avesse bisogno per farsi coraggio, qui non siamo al patibolo”, ha detto rivolgendosi a Ranucci.

Non pago, Gasparri ha anche tirato fuori una carota come “regalo” per il conduttore, venendo richiamato dalla presidente della Commissione Barbara Floridia. “Qui non mangiamo nessuno – ha detto Gasparri – Nessuno vuole censurare nulla, tutto andrà avanti come sempre”. Interventi che hanno provocato la reazione delle opposizioni. Antonio Nicita del Pd ha dovuto ricordare l’ovvio: “Questa commissione vigilia su un contratto di servizio, non siamo qui a discutere se un programma ci piaccia o no”.

Peppe De Cristofaro (Alleanza Verdi-Sinistra) è andato alla radice di tutto: “Questa commissione è stata convocata solo perché una puntata ha dato fastidio. È una precisa scelta politica che non c’entra nulla con le nostre prerogative”. Mentre Dario Carotenuto (M5s) ha sottolineato come “qui non si fanno processi”. Il “problema – secondo il dem Stefano Graziano – è il criterio con il quale utilizziamo la commissione di Vigilanza, che non può essere utilizzata come una clava, ma deve avere solo un compito di indirizzo”.

Quindi, al momento delle repliche, è ripartito un acceso battibecco con Gasparri che ha più volte interrotto Ranucci fino agli interventi di Augusta Montaruli e Maria Elena Boschi, in difesa del senatore di Forza Italia. Il conduttore aveva ricordato poco prima, rispondendo a tutte le domande: “Abbiamo abbassato i costi e conto di farlo ancora. Il tema degli ascolti non è il solo parametro di valutazione, ci sono anche i sondaggi Qualitel che hanno valutato l’attendibilità del programma a livelli alti”.

Lungo e accorato passaggio sulle querele: “Noi siamo sottoposti al giudizio della magistratura, io dopo 28 anni professione ho la fedina penale pulita nonostante abbia affrontato per 178 querele e richieste danni. Questa è la sede adatta per parlare del problema delle querele temerarie”, ha sottolineato Ranucci. Sulle accuse di attacchi mirati al centrodestra, ha invece ricordato: “Ho dato un documento su dieci anni di inchieste dove si vede che Report ha toccato tutti gli schieramenti. Tra i più tartassati negli ultimi anni ci sono stati Roberto Speranza per il piano pandemico e Matteo Renzi. Purtroppo capita a chi governa”.

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