L’applicazione “corretta e integrale di quella Costituzione che rimane tra le più belle e avanzate del mondo”. E poi “la rigorosa applicazione del codice etico approvato dalla Commissione antimafia“. E ancora lo Ius soli “il primo atto che ci proponiamo di compiere nella prossima legislatura”. Non è il nuovo programma di uno dei partiti nati a sinistra del Pd. Non c’entra niente con Mdp, con Sinistra Italiana, nemmeno con Giuliano Pisapia. Sono invece solo alcuni stralci del programma presentato dal Partito democratico e da tutto il centrosinistra alla vigilia delle elezioni politiche del 2013. È la base della campagna elettorale che – in un modo o nell’altro – ha portato i dem al governo. Solo che è rimasto praticamente lettera morta. Oppure è stato addirittura applicato al rovescio, come nel caso della riforma costituzionale bocciata dal referendum del 4 dicembre del 2016.

Ora che alla scadenza naturale della legislatura mancano meno di sei mesi, c’è chi quel programma è andato a rileggerselo per sottolineare nel dettaglio tutti i punti che i tre governi guidati dal Pd hanno completamente ignorato. Attenzione, però: non si tratta dell’attacco strumentale di un partito dell’opposizione o di un parlamentare del Movimento 5 Stelle, o della Lega Nord, (solo per fare un esempio). Al contrario è l’analisi di chi quel programma del centrosinistra guidato da Pierluigi Bersani l’aveva sottoscritto: e cioè Pippo Civati e gli altri ex dem oggi esponenti di Possibile. “Ci dicono che siamo i cattivi, che siamo usciti per invidia o odio contro Renzi. E invece siamo andati via perché sono stati calpestati gli obiettivi del partito in cui credevamo”, dice il deputato brianzolo. “Il vero dramma è che quel programma oggi completamente intonso non era stato condiviso solo dai candidati, ma anche dagli elettori, all’atto della partecipazione alle primarie: il Pd non ha tradito solo se stesso ma i suoi elettori”, aggiunge il leader di Possibile.

E sono proprio gli esponenti di Possibile che sono andati a recuperare il programma dem del 2013, sovrapponendolo al bilancio di cinque anni di legislatura. “Dobbiamo sconfiggere l’ideologia della fine della politica e delle virtù prodigiose di un uomo solo al comando”, era il primo obiettivo del Pd. “E infatti la legislatura in corso, inframezzata dall’’Enrico stai sereno‘ è riuscita a trasformare una riforma costituzionale in una questione personale: ‘o me o il Senato’, disse Matteo Renzi introducendo la riforma costituzionale. Per non dimenticare le innumerevoli (e poco credibili) minacce: ‘o vince il Sì, o lascio la politica”, è il commento del documento di Possibile. “Più rispetto delle regole, una netta separazione dei poteri, una vera democrazia paritaria e l’applicazione corretta e integrale di quella Costituzione che rimane tra le più belle e avanzate del mondo”, continuava il centrosinistra nel 2013. “Tanto che, come detto, si è cercato di stravolgerla con una riforma pensata male e scritta male e che, abbinata all’Italicum, avrebbe avuto l’effetto opposto di ‘una netta separazione dei poteri‘, facendo di fatto coincidere legislativo e esecutivo”, ricorda la formazione guidata da Civati.

E ancora: Il Pd di Bersani definiva “l’autonomia, la responsabilità e la libertà femminile come leva per la crescita”? Il Pd di Renzi ha risposto con “la propaganda del Fertility day“. La coalizione Italia bene comune voleva “contrastare la precarietà, rovesciando le scelte della destra nell’ultimo decennio e in particolare l’idea di una competitività al ribasso del nostro apparato produttivo”? Le larghe intese con Alfano e Verdini hanno portato il Jobs act che “ha eliminato le tutele garantite dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori” rendendo “più facili i contratti precari” mentre “la liberalizzazione totale dei voucher ha creato una competitività al ribasso tanto marcata da far rimpiangere Berlusconi”. Senza dimenticare che il centrosinistra di cinque anni fa puntava al “risparmio e all’efficienza energetica”, alla “difesa dei beni comuni“, citando come punto cardinale “i referendum della primavera del 2011″. Cosa ha fatto nei cinque anni successivi? “Risparmio ed efficienza energetica sono stati al vertice dell’agenda di questa legislatura, ma nella direzione opposta – fanno notare da Possibile – come ci ricorda il boicottaggio del referendum sulle trivelle e il cosiddetto Sblocca Italia, oltre che la redazione della Strategia energetica nazionale. L’agenda digitale risulta ferma al palo”. E il referendum del 2011? “La legislatura in corso ha visto più tentativi di tradire l’esito del referendum 2011 che di applicarlo”. Il punto più alto di contrapposizione si è tocca forse sul fronte delle candidature pulite. Proprio alle ultime elezioni, infatti, il Pd era stato animato dal dibattito sui cosiddetti impresentabili, con alcuni candidati cancellati de imperio dal comitato dei garanti dalle liste di Camera e Senato dopo l’appello di Franca Rame. Una mossa che aveva permesso ai democratici di poter scrivere nel loro programma: “La rigorosa applicazione del codice etico approvato dalla Commissione antimafia è per noi inderogabile per le candidature a tutti i livelli”. Tutta un’altra storia rispetto alle fritturine di pesce di Vincenzo De Luca e lo scontro tra lo stesso governatore della Campania e Rosy Bindi, offesa e minacciata (“Infame, da ucciderla”) senza che nessuno dei leader Pd osasse prendere le parti della presidente della commissione Antimafia.

Corposo è anche l’insieme degli obiettivi completamente ignorati dagli ultimi tre governi a trazione dem. Le norme in materia di conflitto d’interessi, quelle per superare gli aspetti giuridicamente insostenibili della legge 40 in materia di procreazione assistita, la legge contro l’omofobia. fino allo Ius soli che doveva essere “simbolicamente il primo atto” della legislatura. “Non il primo, ma nemmeno l’ultimo”, scrivono – con una punta d’ironia – gli esponenti di Possibile nel loro documento. Ma quando è che il Pd si è completamente dimenticato del suo stesso programma? E perché? Civati individua due passaggi chiave. “Il primo – spiega – è quando si fanno le larghe intese con Berlusconi e Letta premier, senza uno straccio di programma. Certo, ci diranno, le larghe intese portano inevitabilmente alla riformulazione degli impegni dei diversi schieramenti. Ciò non giustifica ovviamente la loro durata, né la considerazione che non era proprio il caso di rovesciare quel programma con cui si erano presi i voti“. Il secondo passaggio, poi, per il leader di Possibile equivale alla scalata al potere di Renzi. “Prima ha preso il potere con un voto in direzione, poi, dopo il risultato delle elezioni europee, ha lanciato tutte quelle riforme – Italicum, Buona Scuola, Jobs Act, Sblocca Italia – che hanno ridotto in brandelli il programma del suo stesso partito”. Quale è il risultato? “Il tradimento dei nostri stessi elettori”.