Armi nella vasca da bagno, per terra, sui tappeti della stanza d’albergo al 32esimo piano del Mandalay Bay Resort di Las Vegas. In un angolo il carrello con i resti della cena consumata dal killer in camera. Nei 4 giorni in cui ha soggiornato in hotel prima di compiere la più grave strage nella storia degli Stati Uniti, Stephen Paddock non sarebbe mai uscito dalla stanza. Studiare e programmare l’attacco: solo questo nei suoi piani. Tanto che aveva anche nascosto alcune videocamere fuori dalla sua camera, per controllare l’eventuale arrivo della polizia. Alla fine, però, ha deciso di uccidersi prima dell’irruzione delle forze dell’ordine nella stanza d’albergo. Una volta entrati, i poliziotti hanno trovato il suo corpo senza vita steso a terra accanto a un fucile e al supporto che ha usato per prendere la mira. Poco lontano un blocco con alcuni appunti.

Paddock, il pensionato 64enne che ha ucciso 59 persone tra il pubblico di un concerto country a Las Vegas, ha sparato per almeno 9, se non 11, minuti dopo la prima chiamata al 911, il 112 americano. Lo ha detto il vicesceriffo Kevin McMahill in una conferenza stampa, precisando che la prima telefonata alla polizia è arrivata alle 22.08 (ora locale) di domenica sera, 1 ottobre. L’uomo era in possesso di 47 armi da fuoco, di cui 12 sono state ritrovate nella stanza del Mandalay Bay. Le altre si trovavano nella casa di Paddock a Mosquite, Nevada. Il killer aveva manomesso con un congegno quelle che aveva portato con sé a Las Vegas: si tratta del cosiddetto bump stock, un meccanismo che consente di sparare in automatico.

Le autorità stanno cercando di ricostruire i motivi che avrebbero spinto Paddock, che non ha precedenti a parte alcune violazioni stradali minori e una causa intentata ad un casinò nel 2014, a compiere la strage. L’unica informazione degna di nota è che il padre era un rapinatore di banche che finì nella lista degli Fbi Most Wanted nel 1969 quando evase dalla prigione federale del Texas mentre scontava una pena di 20 anni. Secondo alcuni media, l’unica trasgressione nella vita tranquilla del pensionato era la passione per il gioco d’azzardo: erano frequenti le sue puntate a Las Vegas, dove trascorreva giorni interi negli alberghi a giocare al casinò anche somme ingenti. “Giocava forte al video poker”, ha confermato il fratello Eric Paddock, che ha raccontato di aver ricevuto una volta un sms da Stephen in cui gli annunciava di aver vinto “250mila dollari al casinò”.

La svolta nelle indagini potrebbe arrivare oggi con il rimpatrio di Marilou Danley, la compagna del killer fatta rientrare negli Stati Uniti dalle Filippine dove si trovava al momento della carneficina. Danley, 62 anni, era arrivata a Manila il 25 settembre da Hong Kong. Ad accoglierla al Los Angeles International Airport gli agenti dell’Fbi, che la starebbero già interrogando come “persona di interesse” per l’indagine. In particolare nel mirino ci sarebbero le transazioni finanziarie di Paddock a beneficio della donna. Si tratterebbe di un bonifico di migliaia di dollari eseguito dal killer nei confronti di un beneficiario ancora sconosciuto, ma sicuramente nelle Filippine, elemento che ha fatto pensare alla compagna.