Dieci in punto, Duomo di Napoli. Anche per quest’anno sono garantite buone novelle per il capoluogo campano: il miracolo di San Gennaro, il patrono della città che si celebra oggi, 19 settembre, si è ripetuto. Il sangue nell’ampolla si è liquefatto. “Quando ho aperto la cassaforte, il sangue si era già sciolto”, ha annunciato l’arcivescovo di Napoli Crescenzio Sepe. Scroscio di applausi da parte dei fedeli presenti, tra cui il sindaco della città Luigi de Magistris, il governatore della Campania Vincenzo De Luca e il vicepresidente della Camera e candidato alla premiership del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio.

“Colpisce lo straordinario aumento di volume del sangue, particolarmente evidente, che è andato oltre la metà del contenitore”, ha commentato don Doriano, capo della comunicazione della Diocesi di Napoli, all’emittente campana Canale 21, mentre il capo della delegazione di San Gennaro, come da tradizione, sventolava festosamente il fazzoletto.

La liquefazione del sangue del patrono di Napoli avviene tre volte all’anno: oggi, 19 settembre, giorno del martirio di San Gennaro nel 305, il 16 dicembre, anniversario dell’eruzione del Vesuvio del 1631 che, si racconta, il santo riuscì a fermare all’ultimo, e il sabato che precede la prima domenica di maggio, data che ricorda la traslazione del corpo. Se il miracolo è di buon auspicio per la città, il mancato scioglimento del sangue (o anche solo un ritardo di qualche ore rispetto alla “tabella di marcia”) è considerato presagio di sventure. L’ultima volta che il miracolo non si verificò era il 1980, l’anno del devastante terremoto in Irpinia che causò circa 3mila vittime. Il sangue di San Gennaro, secondo la tradizione, sarebbe stato raccolto in due ampolle da una nobildonna, Eusebia. Molto devota al vescovo di Benevento, messo a morte dall’imperatore romano Diocleziano, la donna conservò il suo plasma in due ampolle. Il plasma del santo avrebbe cominciato a liquefarsi a partire dal 1389.

Durante l’omelia il cardinal Sepe ha anche ricordato “gli eventi drammatici di questa estate”. “Veniamo da un periodo particolarmente disastroso e doloroso e non possiamo non ricordare il luttuoso terremoto di Ischia, i devastanti incendi che hanno causato vittime e danni ingenti all’economia e all’ambiente”. L’arcivescovo di Napoli ha ricordato anche la famiglia di turisti che ha perso la vita nella Solfatara di Pozzuoli e ha invitato tutti a riscoprire la vocazione all’accoglienza e a rivolgere l’attenzione “al rifugiato, all’immigrato, allo straniero, al diverso”.