Nessuna sospensiva, il vice presidente della Cai resta al suo posto. Almeno per ora. Con un decreto emesso il 12 settembre il  Tar del Lazio ha respinto l’istanza di sospensiva presentata dall’ex vicepresidente della Commissione adozioni internazionali Silvia Della Monica (e da alcune famiglie) contro la presidenza del Consiglio, rea di non averle conferito un secondo mandato ma di aver nominato al suo posto, una volta scaduta, il giudice minorile fiorentino Laura Laera. Che si limita a commentare: “Quantomeno il programma che è stato annunciato in commissione potrà proseguire. L’impegno è di valorizzare la collegialità della commisione”. Impegno ribadito dalla volontà di convocare la Cai una volta al mese.

Tre i punti chiave dei ricorsi. La messa fuori ruolo era stata bocciata dal consiglio giudiziario della Corte d’Appello di Firenze. Ma quel parere, per altro non vincolante, è stato superato poi dal disco verde del Csm. Il secondo è un potenziale conflitto di interesse “familiare” postulato in capo alla Laera in quanto moglie del procuratore capo di Milano, Francesco Greco. Il quale potrebbe dover esercitare l’azione penale nei confronti di un ente – il milanese Aibi –  sul quale Laera ha competenza amministrativa. Postulando così anche un’accusa preventiva di parzialità e sudditanza a indicibili interessi (finora mai esplicati) nei confronti di due magistrati dal cv specchiato.

Respingendo la domanda cautelare il Tar ha ritenuto insussistenti i presupposti in ordine al lamentato pregiudizio verso “delicati scambi internazionali”, nonché delle attività di accertamento sull’operato e la legalità degli enti, come sostenuto dai ricorrenti. Meramente “eventuali” sono poi le problematiche relative al prospettato conflitto di interessi. Del resto a giugno lo stesso collegio aveva già rigettato la richiesta cautelare per ragioni di “gravità e urgenza”, che hanno visto solo i ricorrenti.

Il ricorso è uno degli atti di guerra di una vicenda complicatissima e incomprensibile ai più, che ha visto recentemente un ribaltamento dei ruoli. Se Della Monica e alcune coppie sostengono che l’avvicendamento sia stato irregolare e che possa pregiudicare l’azione di legalità, trasparenza e buon andamento della Cai, proprio dagli uffici che la ricorrente occupava fino a tre mesi fa è arrivata una brusca prova del contrario: nella prima riunione della Commissione – dopo tre anni di buio – sono state documentate una serie di irregolarità gravi nella gestione dell’ufficio che va da per atti e documenti ufficiali spariti nel nulla (addirittura accordi internazionali), a centinaia di documenti con numero di protocollo sbagliato e per pratiche con “allegati in bianco”.

Una delle ipotesi è che questo stato di cose sia dovuto al fatto che quantomeno nell’ultimo anno Silvia Della Monica non abbia più messo piede in ufficio. A dirla tutta non ha neppure scaricato la posta elettronica, con le coppie adottive che scrivevano (inutilmente) all’indirizzo istituzionale della commissione. Un modus operandi che richiama quello descritto dalle carte dell’inchiesta giudiziaria di Savona, da cui è emerso un profilo inedito e criptico dell’ex magistrato, ex senatore assurto ad autorità assoluta nel campo delle adozioni.