C’è un nuovo documento agli atti dell’inchiesta della procura di Roma su Gianpaolo Scafarto, l’ufficiale del Noe indagato per falso e rivelazione del segreto in un’indagine parallela al caso Consip. È la deposizione del procuratore di Modena Lucia Musti al Csm. Il magistrato – come riportano il Corriere della Sera e la Repubblica – ha riferito che l’allora capitano, ora promosso maggiore, le disse: “Dottoressa lei se vuole ha una bomba in mano. Lei può far esplodere la bomba, scoppierà un casino. Arriviamo a Renzi“. Frase che nel titolo del quotidiano La Repubblica diventa: “Vogliamo arrivare a Renzi”. Contattata dall‘Ansa Musti resta in silenzio, non commenta e non specifica quale frase abbia effettivamente pronunciato. Il colloquio avvenne all’inizio di settembre 2016 poco meno di quattro mesi prima del deposito delle informative in cui Scafarto, secondo l’ipotesi degli inquirenti, avrebbe inserito false informazioni come quella in cui la frase “l’ultima volta che ho incontrato Renzi” (Tiziano, cioè il padre dell’ex premier) viene attribuita all’imprenditore Alfredo Romeo (arrestato per corruzione e tornato libero ad agosto, ndr), mentre invece era dell’ex parlamentare Italo Bocchino, e riferita al figlio Matteo.

L’accusa del procuratore Musti al Noe rilancia gli attacchi del segretario del Pd nei confronti dell’inchiesta sulla centrale acquisti della pubblica amministrazione. “Lo scandalo Consip è nato per colpire me e credo che colpirà chi ha falsificato le prove per colpire il presidente del Consiglio”, dice Renzi. Appena ieri sull’indagine Consip è arrivata la prima sentenza: il patteggiamento a un anno e otto mesi del funzionario Marco Gasparri, che ha confessato di essere stato corrotto con 100 mila euro da Alfredo Romeo. 

Le accuse del pm al Csm – Prima di Scafarto,ma dopo che a Modena era stato trasmesso uno stralcio dell’indagine sul caso Cpl-Concordia, con l’informativa preparata dal Noe in cui erano state inserite le conversazioni telefoniche captate tra il generale della Guardia di finanza Michele Adinolfi e l’allora presidente del Consiglio, a parlare dell’inchiesta era stato anche il colonnello Sergio De Caprio, il capitano Ultimo noto soprattutto per l’arresto di Totò Riina, all’epoca comandante del Noe. Anche De Caprio avrebbe usato la stessa terminologia di Scafarto: “Lei ha una bomba in mano, se vuole la può fare esplodere”. Al Consiglio superiore della magistratura Musti ha dichiarato di aver pensato che quei carabinieri erano degli “esagitati” e avrebbe dovuto chiudere quell’inchiesta il prima possibile. Vale la pena ricordare che sono i pm a esercitare l’azione penale e che è il pm a decidere se chiedere misure cautelari ed è il gip, eventualmente, a emetterle. Stesso discorso per quanto riguarda l’utilizzo delle intercettazioni.

di Alessandro Sarcinelli

La smentita del capitano Ultimo – “Non ho mai svolto indagini per fini politici” dice De Caprio all’Ansa rispondendo a quella che definisce una “campagna di linciaggio mediatico“. A proposito del procuratore Musti afferma di non averla “mai forzata in nessuna cosa” e di aver sempre svolto “le indagini che ci ha ordinato con lealtà e umiltà“. “Non ho mai parlato di Matteo Renzi né con la dottoressa Musti né con altri”, aggiunge. Poi De Caprio spiega che “la dottoressa Musti è stata supportata in tutto quello che ci ha liberamente richiesto, compresa la presenza del capitano Scafarto a Modena, compreso il fatto di non informare delle indagini il comandante provinciale dei carabinieri di Modena e la prefettura perché li considerava collusi con le cooperative rosse su cui da tempo indagava autonomamente”

La polemica col Pd: “Noi non facciamo colpi di Stato” – “Contrariamente a quanto riportato dalla stampa – prosegue il Capitano Ultimo – non ho mai spinto la dottoressa Musti a compiere azioni illegali e non l’ho mai forzata in nessuna cosa. Abbiamo sempre eseguito le indagini che ha richiesto e ordinato, con lealtà, umiltà e nei limiti delle nostre possibilità umane e professionali”. “Ho dato mandato al mio avvocato Francesco Romito, di agire nelle sedi competenti – conclude il colonnello De Caprio – contro le persone e gli organi di stampa che mi attribuiscono cose che non ho mai detto e azioni che non ho mai compiuto”. Poi l’alto ufficiale dei carabinieri risponde alle dichiarazioni degli esponenti del Pd. “Leggo che illustri esponenti politici – tra cui ministri Dario Franceschini, Luigi Zanda, Michele Anzaldi, Pino Pisicchio – paventano colpi di stato e azioni eversive da parte del capitano Ultimo e di pochi disperati carabinieri che lavorano per un tozzo di pane. Stiano sereni tutti, perché mai abbiamo voluto contrastare Matteo Renzi o altri politici, mai abbiamo voluto alcun potere, mai abbiamo falsificato alcunchè“.

Pinotti: “Valutare parole di Pinotti” –  Replica alle parole di De Caprio,  Roberta Pinotti. “Ho letto le dichiarazioni del colonnello De Caprio che sono da attribuire a lui personalmente e non certo all’Arma dei carabinieri che ha sempre, e continua a dimostrare, grande fedeltà al proprio ruolo. Credo che dovranno anche essere valutate dal Comando generale per capirne l’ opportunità”, dice il ministro della Difesa.  “Non commento le dichiarazioni del colonnello Sergio De Caprio. Risponderò solo alle domande dei magistrati della Procura della Repubblica di Roma”, dice Musti che è stata sentita a metà luglio dalla I commissione del Consiglio (che valuta e decide sui trasferimenti d’ufficio dei magistrati per incompatibilità ambientale), che indaga sulla fuga di notizie del luglio 2015 riguardante proprio le telefonate tra l’ex premier e Adinolfi, risalenti al gennaio 2014, nelle quali Renzi esprimeva diceva che Enrico Letta era “incapace”, che Berlusconi era con lui e prospettava la strategia per fargli perdere la poltrona di palazzo Chigi. Conversazioni che erano state pubblicate dal Fatto e che erano agli atti dell’inchiesta. Musti non ha potuto escludere che il gip di Modena avesse messe a disposizione degli avvocati tutte le intercettazioni che erano contenute nell’informativa e che erano state omissate dai pm di Napoli.

Renzi: “Scandalo Consip nato per colpirmi” – Interviene sulla questione, invece, Matteo Renzi. E lo fa per bollare l’inchiesta Consip come uno “scandalo nato per colpire me”. “Se un carabiniere falsifica prove, se un agente dei servizi segreti si intrufola dove non dovrebbe e c’è chi usa un presunto scandalo contro un esponente delle istituzioni, la verità prima o poi arriva. Il giudizio politico è che qualcuno, quelli che volevano usare Consip per gettare fango addosso a me vedranno quel fango ritorcersi contro”, dice il segretario del Pd. “C’è un giudice a Roma e ci fidiamo del giudice. Piena e totale fiducia nel lavoro della procura e di quel giudice. Pretendiamo che la verità venga fuori”, ha aggiunto l’ex presidente del consiglio. Il deputato del Pd, Michele Anzaldi, nel frattempo ha depositato un’interrogazione ai ministri dell’Interno e della Difesa chiedendo di “verificare se alcuni Carabinieri abbiano realmente tramato contro i vertici democratici del Paese. Se quanto emerso fosse confermato, saremmo di fronte ad atteggiamenti di pubblici ufficiali dell’Arma dei Carabinieri, anche con incarichi di rilievo, che avrebbero tramato per rovesciare il vertice democratico del Paese, in uno scenario ai limiti del colpo di Stato”.

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