Verrà ascoltato con ogni probabilità oggi Pietro Costa, uno dei due carabinieri indagato per lo stupro delle due studentesse americane a Firenze. Anche il suo collega, anche lui sotto inchiesta per le presunte violenze sessuali, adesso ha un nome. È l’appuntato scelto Marco Camuffo, 46 anni, residente in provincia di Prato. Nessuno dei due, mercoledì notte, ha avvisato la sala operativa di quel ‘passaggio’ dato alle due 20enni all’uscita dalla discoteca Flo’ che sarebbe poi sfociato nelle violenze nell’androne e nell’ascensore del palazzo dove abitavano le statunitensi. Un rapporto “percepito come consenziente”, ha detto il militare già comparso davanti ai pm.

Versione a cui i magistrati fiorentini guidati Giuseppe Creazzo non credono. Mentre anche la Procura militare ha aperto un fascicolo autonomo partendo dal fatto che quel passaggio dato viola le norme durante il servizio, a prescindere da cosa sia accaduto poi. I reati ipotizzati sono violata consegna e peculato. Accuse gravi, che si uniscono ad altre norme infrante – dalla presenza in discoteca alla gazzella usata come taxi, senza alcuna emergenza in corso – in quelle ore da Camuffo e Costa, 32 anni, palermitano. Compresa la mancata relazione di servizio, mai arrivata sul tavolo dei loro superiori. Omissioni e presunti comportamenti illeciti che porteranno i due carabinieri davanti al procuratore militare Marco De Paolis e al sostituto Antonella Masala.

Mentre il lavoro prosegue anche sul fronte della giustizia ordinaria, come detto, con l’interrogatorio del secondo di pattuglia, che ha deciso di farsi ascoltare dai pm. E le procure vogliono approfondire anche un altro aspetto: come mai i due, che erano al secondo turno di lavoro insieme, si sono fidati ciecamente l’uno dell’altro? Da qui l’ipotesi che possa non essersi trattato di un caso isolato.

Lunedì, dopo aver smentito l’esistenza di un filmato girato da una delle due studentesse durante la presunta violenza, il procuratore Creazzo, secondo quanto riporta Repubblica, ha detto: “Non so se è la prima volta”. Una frase che il magistrato ha poi smentito in una nota: “Mai detto, anzi ho dichiarato esattamente il contrario, e cioè che non risultano al mio ufficio fatti simili commessi in precedenza”.

La frase attribuita al capo della procura lascia intendere che il lavoro delegato alla Squadra mobile, coordinata dall’aggiunto Roberto Merlo, è ad ampio spettro e mira a chiarire se esista una rete di copertura. Le verifiche partiranno dall’ascolto in qualità di testimoni anche degli altri quattro carabinieri intervenuti mercoledì notte al Flo’. Anche se lo stesso Creazzo ha tenuto a sottolineare che “l’Arma è parte lesa” e finora c’è stata massima collaborazione da parte dei colleghi dei due militari sotto indagine.