Sette minuti d’orologio, non uno di più. “Sono Erasmo, come posso esserti utile?”. Tanto passa da che abbiamo mandato una mail alla segreteria di Italia Sicura per conoscere il nuovo compenso di Erasmo D’Angelis, l’ex direttore de L’Unità tornato all’ovile di Palazzo Chigi e fresco di un nuovo incarico governativo. E’ lui stesso a richiamare e tra una risposta e l’altra butta lì che “Il Fatto è il primo giornale che leggo al mattino”. Poi tira quasi un sospiro di sollievo. “Ah, lo stipendio. Ma che ne so, sto lavorando gratis da luglio perché ancora devo firmare il contratto al ministero dell’Ambiente”. Sembra l’ultima delle questioni. “Guarda, sarà intorno ai 90-95mila l’anno, ma prima era sui 130-140, di preciso mica lo so. Mi arrivavano sui 5mila netti al mese, una cosa da alti dirigenti statali insomma. Ora mi accontento della metà”. Ecco, Erasmo D’Angelis da Formia è così. E’ tra gli italiani di lotta e di governo che cadono sempre in piedi, ma di una schiettezza disarmante.

Era sulla poltrona più alta di Italia Sicura, la struttura di missione della Presidenza del Consiglio che si occupa di dissesto idrogeologico e sviluppo delle infrastrutture idriche, dove rimane come esperto, ma da luglio è Segretario generale dell’Autorità di distretto idrografico dell’Italia centrale, il nuovo organismo che accorpa tutte le Autorità di bacino presistenti, a partire dall’Autorità del Tevere, il fiume che sarà oggetto di opere di difesa dalle alluvioni attese da decenni. “Non è un incarico di tutto riposo, se era per avere una poltrona potevo accomodarmi tranquillamente su un’altra, dove c’era da fare il 10% di quello che mi aspetta”.

E’ schietto Erasmo, e niente fiacca la convinzione di essere al servizio del Paese, anche quando lo si provoca provando a suggerirgli l’esatto contrario. A fargli notare quanto sia singolare che un laureato in psicologia col pallino dell’ambientalismo, del giornalismo e della politica possa finire a governare i fiumi al posto di un geologo con competenze specifiche. Che il giornale fondato da Gramsci sia ulteriormente affondato sotto la sua direzione, lasciando a casa un sacco di colleghi giornalisti sprovvisti di paracadute, diversamente da lui che è rientrato a Palazzo Chigi (celebri due paginoni a sua firma dal titolo “In viaggio con la Boschi” tra feste dell’Unità e banchetti). Che ha poi incrociato il turborenzismo, che ha risalito gli argini di una carriera che sembrava destinata ai margini, dopo 10 anni di politica nel Consiglio regionale della Toscana. Ruolo tecnico in Publiacqua e poi Roma. Italia sicura e posto sicuro. Ma nulla lo scalfisce.

Ma chi glielo fa fare? Chi l’ha voluta lì, Erasmo? “Tanti, tanti. Tanti”, risponde, sapendo che non è una questione di quantità. “C’era una missione delicata da svolgere e io mi sono reso disponibile. Il pallino delle reti d’acqua ce l’ho da sempre. Ero presidente di Legambiente Toscana, sono stato tra i fondatori del movimento ambientalista insieme a Realacci e Gentiloni. Sono un ecologista, punto. E se vuol sapere il quid del politico ambientalista è semplice: è con la lente dell’ecologia che si costruisce un pensiero politico”. Che nel vuoto pneumatico degli ultimi anni, tra concessioni alle trivelle e controverse leggi sulle aree protette, effettivamente è qualcosa.

Torniamo al contratto perché di precari è piena l’Italia, ma lavorare senza averne uno in tasca sotto l’ombrello della Presidenza del Consiglio è quasi un lusso, una spavalderia e un privilegio per pochi. “Sto aspettando che si formalizzi un contratto perché c’è una lunga trafila burocratica in queste cose. Il dpcm di nomina è del 14 luglio, mi pare, e quindi io mi sono dimesso il giorno prima ma ho continuato a lavorare. Poi deve arrivare l’okay della Corte dei Conti etc, ma io nel frattempo non ho mai smesso di lavorare. Dagli uffici di Italia Sicura in Largo Chigi mi sono trasferito in via Monzanbano al primo piano, dove c’è  l’Anas. Anche perché ti chiamano dalle Regioni che hanno problemi enormi, gioco forza, non è un incarico di tutto riposo”. Non era meglio fare il coordinatore di Italia Sicura? “Il tema alla fine è sempre quello. Dal punto di vista economico sì, ma anche questa è una grande sfida. Parliamo del Tevere, di una città che ha oltre 300mila persone in zone alluvionali, parliamo di un fiume che deve essere ripulito dagli scarichi, di zone terremotate dove si soffre davvero e il territorio è stato sconvolto”.

Ma quanto è importante avere ottimi rapporto col governo e col partito di Renzi? Erasmo sfugge alla provocazione e veste i panni dell’uomo del fare. “Le alluvioni non sono di destra, di sinistra né grilline. Se oggi c’è un piano nazionale di opere di contrasto a frane e alluvioni e se questo piano è accompagnato da un piano finanziario di investimenti vivi da controlli e monitoraggi veri, un po’ di lavoro ritengo di averlo fatto e anche bene. Ci abbiamo lavorato per tre anni e mezzo e un risultato lo abbiamo raggiunto. Speriamo di dare il meglio anche in questa nuova veste. Il tema resta sempre quello: la sicurezza di migliaia di persone perché non crepino sotto le alluvioni. E soprattutto la tutela dei fiumi, in più un fiume con il Tevere. Non è per la poltrona, questo è un incarico da farsi un culo che non finisce mai: è una rogna, mi creda”. Con l’ennesimo incarico quanto c’entra la direzione renzianissima de L’Unità, finita per altro nel peggiore dei modi? “Nulla, c’entrano le competenze. All’Unità e ai giornalisti rimasti a casa ci penso sempre, purtroppo non ho la bacchetta magica, la carta è in crisi”.

Altro naufragio per cui si è fatto il suo nome, il crollo del Lungarno Torrigiani a Firenze a causa del cedimento di alcune tubature. Questione che rientrava nella sfera d’azione della Publiacqua, la società a maggioranza pubblica che gestisce il servizio idrico integrato nella Toscana centrale e che dal 2009 al 2013 era stata presieduta dallo stesso D’Angelis. “Lo so che mi hanno ritirato fuori, ma sotto i centri storici delle nostre città ci sono tubazioni idriche dell’unità d’Italia. Li era collassata una di queste strutture. C’è poco da fare. E’ stata rimessa in piedi a tempo di record”.

Un tratto distintivo di Erasmo da Formia, uno che a tempo di record sa anche rimettersi in piedi. E trova nelle tante parole e pochi fatti della politica il grimaldello per aprire ogni volta la porta di un nuovo ufficio. “Oggi l’Arno è l’unico grande fiume che non riceve più scarichi fognari. L’ultimo lavoro l’abbiamo fatto con Publicaqua proprio dentro Firenze, metà città scaricava nel fiume e devo dire anche con Renzi abbiamo investito 70 milioni in condutture e tutti gli scarichi oggi vanno al depuratore. La stessa cosa vorrei fare col Tevere, con un grande lavoro di pulitura del fiume e messa in sicurezza. E’ una sfida di prima grandezza. Ma ce la possiamo fare“.