Una sorta di “inchino“, un omaggio ad uno dei clan più pericolosi della ‘ndrangheta, i Pesce di Rosarno: potrebbe essere questo il messaggio che ignoti hanno voluto lasciare la notte scorsa posizionando una decina di santini della Madonna della Montagna davanti l’abitazione della novantenne madre di alcuni boss della cosca. I santini – come racconta l’Ansa – sono stati trovati affissi a Rosarno, sul bandone di un supermercato chiuso da anni e riconducibile, secondo gli investigatori, agli stessi Pesce. Sul posto sono intervenuti i carabinieri che hanno avviato le indagini. Al momento la chiave di lettura che viene data è quella dell’omaggio ai Pesce anche se gli accertamenti sono appena all’inizio. Il sindaco di Rosarno Giuseppe Idà ha parlato di “gesto grave da condannare con fermezza” se verrà confermata la pista dell’omaggio, soprattutto “perché verificatosi in una città che prova, con fatica, a risollevarsi e che ha voglia di voltare definitivamente pagina; religione e crimine non possono stare insieme”.

Il gesto è stato scoperto all’indomani delle celebrazioni della Madonna della Montagna che ogni anno si svolgono il 2 settembre nel santuario di Polsi, sulle pendici dell’Aspromonte, nel territorio di San Luca. Gli ‘ndranghetisti hanno eletto questo santuario loro punto di ritrovo annuale per discutere di affari e strategie, cercando così anche di ammantare di religiosità i loro sporchi traffici. La conferma è venuta da diverse inchieste della magistratura e delle forze dell’ordine che hanno anche filmato i boss mentre si ritrovano al santuario.
Chiesa e Stato nel corso degli anni hanno moltiplicato le iniziative per porre fine a questo connubio, tanto che anche il ministro dell’Interno Marco Minniti, nei mesi scorsi, è salito sulla montagna per partecipare ad un incontro su “Madonna di Polsi, la simbologia del santuario tra sacro e legalità”. Nette le parole di Minniti: “Il rapporto tra chiesa e ‘ndrangheta è una contraddizione in termini perché la chiesa è di Dio, dei credenti e dei fedeli e Dio non può essere accostato per nessuna ragione alla ‘ndrangheta: nel nome di Dio non ci può essere violenza, uccisioni, lutti, guerre”.

E contro l’accostamento tra il Santuario di Polsi e la ‘ndrangheta si batte, così come i suoi predecessori, il vescovo di Locri-Gerace mons. Francesco Oliva, che anche ieri, nella sua omelia, non ha mancato di sottolineare la necessità di tenere lontane le cosche dal luogo di culto, anche togliendo il santuario dall’isolamento fisico ed incitando le autorità ad intervenire. “La storia – ha detto il presule – insegna che laddove lo Stato non fa sentire la sua presenza attraverso interventi importanti la mafia è presente e comanda al suo posto. Come Chiesa stiamo cercando di fare del nostro meglio per tenere lontana la ‘ndrangheta. Abbiamo scelto la via del dialogo con le istituzioni civili per perseguire questo obiettivo e non ci tiriamo indietro per quanto ci compete sul piano formativo”.