Incidenti e arresti a Berkeley dove gruppi antifascisti hanno fronteggiato sostenitori di Donald Trump e attivisti dell’ultradestra. A una ventina di chilometri da San Francisco, nella culla del movimento studentesco per la libertà d’espressione degli anni Sessanta, i movimenti di destra si erano dati appuntamento nel parco Martin Luther King sotto lo slogan ‘No al marxismo in America’, salvo cancellare la manifestazione per timori legati alla sicurezza.

Ma nonostante la marcia indietro, un piccolo gruppo di sostenitori di Trump e gruppi di estrema destra si è presentato sul posto. Ad aspettarli ha trovato però oltre mille antifascisti e antirazzisti, molti dei quali con volti coperti e completamente vestiti di nero. Le due parti sono arrivate a contatto e si sono verificati scontri e corpo a corpo che hanno portato la polizia ad arrestare 14 persone. In diversi video pubblicati dai media locali si vedono manifestanti antifascisti che cacciano con la forza sostenitori di Trump e dimostranti di estrema destra. Sei le persone ferite in maniera lieve, due delle quali sono state ricoverate. Centinaia di manifestanti pacifici, quando si sono ritrovate in mezzo agli anarchici del black bloc, hanno abbandonato il parco.

Berkeley è una città nota per il suo attivismo di sinistra che ruota intorno all’università e per essere la culla del movimento studentesco per la libertà di espressione degli anni ’60. Un corteo simile a quello di Berkeley era stato cancellato sabato a San Francisco: nonostante questo gruppi antirazzisti si erano raccolti in città, senza che si verificassero incidenti di rilievo. Queste manifestazioni in California giungono due settimane dopo gli scontri al corteo di neonazisti e gruppi razzisti a Charlottesville, in cui è stata uccisa una manifestante antifascista.