La storia del peggior attentato nella storia della Spagna dalla mattanza di Atocha inizia probabilmente nell’autunno 2014. È in quei mesi che Abdelbaki Es Satty lascia Tangeri, dove è tornato da qualche tempo, e arriva a Ripoll, paesino di diecimila abitanti ai piedi dei Pirenei. Il tempo di ambientarsi e la Comunidad islamica gli offre il posto da imam nella nuova moschea, con ogni probabilità all’oscuro di alcuni trascorsi piuttosto opachi nella sua vita che lo legano a personaggi coinvolti nella strage delle stazioni del 2004 e all’attentato di Nassiriya.

Nato a Tangeri, in carcere a Castellon
Ancora adesso, nelle strade vicine a Calle Sant Pere, dove Es Satty aveva affittato un piccolo appartamento per 150 euro al mese, perquisito venerdì mattina dagli uomini dell’antiterrorismo spagnolo, tutti giurano di non saperne nulla del passato – neanche troppo lontano – di quel predicatore che, sospettano gli inquirenti, ha avuto più di un ruolo semplicemente attivo nella preparazione degli attentati di Barcellona e Cambrils. Era la mente, forse. Quasi sicuramente è stato l’uomo che ha indottrinato e spinto verso la radicalizzazione Moussa Oukabir, Mohamed Hychami e i loro amici del campo di calcetto. Era nato a Tangeri, Es Satty, e aveva predicato nella moschea di Tetouan, nota per le sue tendenze radicali. In Spagna ci era arrivato nel 2004, lasciando in Marocco la sua famiglia. Cinque anni fa, invece, inizia ad avere problemi con la giustizia. Viene arrestato a Valencia e trascorre alcuni mesi nel carcere di Castellon, nel quale entra il 5 gennaio 2012. È la prima svolta nella sua vita, che potrebbe essere finita a 45 anni sotto un cumulo di macerie nella villetta di Alcanar, al confine della Catalogna, nella base logistica della cellula jihadista che ha messo in piedi l’attentato di Barcellona.

Da Atocha a Nassiriya
Nel penitenziario, infatti, avrebbe incontrato alcuni autori della strage alla stazione di Atocha dell’11 marzo 2004. El Pais riporta che durante la detenzione era stato incaricato di condurre la preghiera e si era avvicinato a Rachid Aglif, conosciuto come Coniglio, condannato a 18 anni per aver partecipato all’11 settembre spagnolo. Ma i contatti con l’islam più radicale non finiscono qui, perché i suoi documenti furono ritrovati a casa di Mohamed Fashi, arrestato nell’Operazione Sciacallo che portò al fermo di 5 persone nel gennaio 2006 a Vilanova i la Geltrù, vicino a Barcellona. Fashi venne accusato di reclutare mujaheddin da inviare in Iraq ed è stato prima condannato e poi assolto dall’accusa di far parte del gruppo che organizzò l’attentato di Nassiriya. Era uno ‘tosto’ all’interno del Gruppo combattente marocchino, tra i più numerosi del terrorismo islamista che sulla rotta che parte dal Marocco e arriva in Belgio, passando dalla Spagna, costruisce il suo asse portante. E tutti e tre i Paesi rientrano nella storia recente di Es Satty.

Il viaggio a Bruxelles
Perché l’imam dopo aver predicato con continuità nella moschea di Annour, fondata recentemente dopo litigi con la comunità di Sant Antoni, inizia a dare segni di irrequietezza. Nella prima metà del 2015, saluta i fedeli di Ripoll e per qualche mese si trasferisce a Bruxelles, dove tiene i suoi sermoni in una delle moschee alla periferia della capitale belga, ritenuta tra gli snodi più importanti dell’Islam radicale europeo. È lì che è stato istruito su come preparare l’attentato? Poi rientra nel paesino alle pendici dei Pirenei e continua il suo lavoro. Attorno a lui quel gruppo di ragazzini. Moussa, Mohammed, Younes e gli altri: le loro vite trascorrono tranquille per un altro anno tra la scuola e il campetto del paese. Poi qualcosa cambia. Pallone e jihad, risate e Corano. Sempre più i secondi rispetto ai primi.

Il cattivo maestro forse morto ad Alcanar
Fino a qualche settimana fa, quando decidono che è arrivato il momento di agire come, ne sono convinti gli inquirenti, Es Satty li aveva convinti che fosse giusto fare. Occupano la casa ad Alcanar, cercano di affittare il furgone più grande possibile per far saltare in aria la Sagrada Familia e fare centinaia di morti. Ma prima di tutti saltano in aria, forse in tre, mentre le mani inesperte di qualcuno di loro maneggiano l’esplosivo conosciuto come Madre di Satana, già ritrovato negli attentati di Parigi, Manchester e Bruxelles. Si salva Mohamed Houli Chemlal, mentre muore – dicono gli investigatori – Youssef Aalla, imparentato con uno dei terroristi uccisi a Cambrils (Said) e un altro fermato dalla polizia (Mohamed). Sotto quelle macerie è con ogni probabilità rimasto anche Abdelaki Es Satty, il ‘cattivo maestro’ del gruppetto di amici passati in pochi mesi dal calcetto al jihad. Adesso sono tutti morti oppure in carcere. In fuga resta solo Younes Abouyaaqoub. Sua madre ha detto: “Deve consegnarsi, l’Islam non dice di uccidere”. Nelle stanze della comunità di Annour, Es Satty deve aver raccontato una storia diversa a Younes e agli altri baby-terroristi.

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