“Ci sono troppe sigle. Si danneggiano i cittadini”. L’allarme lanciato da Giuseppe Santoro Passarelli, presidente dell’Autorità di Garanzia degli Scioperi, è stato preso in parola. Solo che ora il rischio è quello di aver creato un soggetto in grado di dare ancor di più filo da torcere alle aziende e, di riflesso, alla cittadinanza. Mentre a Roma impazza il caso Atac e la vicenda Alitalia non si è ancora del tutto conclusa, nella cittadina marchigiana di Fabriano, lontano dai riflettori, tre sigle di quelle combattive hanno stabilito un patto di ferro diventando di fatto il quarto polo sindacale nazionale nel settore del trasporto pubblico, subito dietro Cgil, Cisl e Uil e al pari della non allineata Usb. I tre “sindacatini” – come ebbe a definirli il senatore Pd Stefano Esposito – sono il Sindacato Unitario Lavoratori (Sul), l’Unione Tranvieri Liberi (Utl) e il Fast Confsal. Il nuovo soggetto, a sentire chi ha sottoscritto il patto, vale circa l’11% delle tessere di tutto il settore nazionale, “ben 10.000 tessere in Italia e 700 soltanto nella romana Atac”.

“Si tratta di un accordo storico – sottolinea Alessandro Neri (Fast Confsal) – concepito per aggregare tutti i sindacati autonomi in un unico soggetto con lo scopo di creare un polo unico che sia riferimento nei tavoli delle trattative”. La “foto di Borgo Tufico” ha dato vita a un soggetto, secondo Neri “in grado di fornire risposte a tutti quei lavoratori che non si riconoscono più nelle confederazioni attuali e sentono il bisogno di delegare i sindacati autonomi uniti per farsi rappresentare”. Le vertenze sulle quali il nuovo polo sindacale è già attivo sono appunto Atac e Alitalia, ma anche le principali aziende di trasporto pubblico locale (tpl) come Cotral, Atm a Milano, Gtt a Torino e Anm a Napoli, oltre naturalmente alle Ferrovie dello Stato.

DAL “LUGLIO NERO” DI ROMA AGLI SCIOPERI NAZIONALI
Ma come si è arrivati a questa situazione? I sindacati storici come Cgil, Cisl e Uil hanno iniziato a perdere potere proprio a Roma, dove spesso i confederali sono stati accusati di “scendere a patti con la politica”. La prima, vera, dimostrazione di forza da parte di queste piccole realtà si è avuta nel luglio 2015, quando il Campidoglio guidato dell’ex sindaco Ignazio Marino ordinò un riordino degli accordi sindacali nella società capitolina dei trasporti, l’Atac. In quell’occasione, i sindacati “minori” si allearono e diedero vita a una protesta feroce, uno “sciopero bianco” che in realtà non era altro che l’applicazione rigida di tutte le prescrizioni di sicurezza per la messa in circolazione di treni e autobus: una situazione irreale durata quasi un mese che sfociò nella cacciata dell’assessore ai trasporti, preludio dell’uscita di scena – di lì a poco – di Marino dalla Capitale. Il luglio nero non è stato più replicato, ma i “sindacatini” non hanno mai smesso di avere voce in capitolo: richieste di sciopero a settimane alterne, fughe di notizie e dure opposizioni all’operato dei vertici che si sono via via succeduti. Uno schema messo in pratica anche a livello nazionale, con l’apice toccato il 16 giugno scorso, in occasione della protesta nazionale contro il governo Gentiloni per l’applicazione di una norma che – secondo le sigle – sarebbe andata a danneggiare il contratto dei lavoratori del tpl. Una contestazione che finì per mandare in tilt almeno cinque città italiane. In quel frangente, su assist del segretario Pd Matteo Renzi, si riaprì il dibattito sul diritto allo sciopero con la proposta arrivata da più parti di elevare lo sbarramento per la costituzione in sindacato e aumentare la distanza fra una protesta e l’altra.

IL NUOVO FRONTE ANCORA SU ATAC
Quale sarà la prima mossa per l’alleanza sottoscritta dai tre segretari nazionali Stefano Bottoni (Sul), Angelo D’Ambrosio (Fast) e Antonio Pronesti (Utl)? Le forze per il momento saranno concentrate su Atac, che si appresta ad affrontare il concordato preventivo in continuità (il nuovo cda nominato a Virginia Raggi sta studiando le diverse soluzioni). Un’operazione che le sigle temono possa portare a centinaia di esuberi fra autisti e macchinisti. In più c’e’ la mobilitazione contro il referendum proposto dai Radicali italiani, i quali sarebbero vicinissimi al risultato delle 30mila firme. Insomma, dopo un’estate a dir poco rovente, anche l’autunno promette di essere “caldissimo”.