Una Fiat Freemont da 30mila euro in cambio di pressioni sulla sindaca di Alessandria perché si decidesse a cedere ad A2a quote della società pubblica dei rifiuti Aral. Dalle carte dell’inchiesta della Dda di Brescia sui rifiuti prodotti al Sud e smaltiti illegalmente nel Nord Italia, spunta anche questa storia di traffico di influenze illecite. A chiedere il suv con la promessa di mettere una buona parola sulla cessione poi mai avvenuta sarebbe stato, secondo gli inquirenti, il consulente di molti enti pubblici Ezio Guerci, compagno dell’ex sindaca della città piemontese dal 2012 al 2017 Rita Rossa (Pd). Guerci è indagato, l’ex sindaca no. A consegnare il veicolo nel 2015, per assicurarsi l’opera di convincimento promessa, l’imprenditore lombardo dei rifiuti Paolo Bonacina, finito ai domiciliari lo scorso 10 luglio 2017.

Perché tanta premura da parte sua per un’operazione che, almeno a prima vista, non lo riguardava direttamente? I magistrati fanno riferimento ai rapporti di lavoro di Bonacina con A2a Ambiente (non indagata per la vicenda): secondo quanto appurato dall’inchiesta della Dda, infatti, all’inceneritore di Brescia gestito dalla società finivano illecitamente rifiuti in arrivo dalla sua B&b, che avrebbe dovuto trattarli e invece si limitava a un semplice “giro bolla”. E con A2a Ambiente operavano anche società di intermediazione rifiuti ricondubicili a Bonacina.

Il suv pagato con la falsa consulenza
Secondo la ricostruzione effettuata dagli inquirenti, in cambio dell’intercessione sulla compagna, Guerci si era fatto pagare da Bonacina il valore dell’auto acquistata in leasing sotto forma di una falsa consulenza. Così, sul conto della Scerpa srl, di cui Guerci è socio, era arrivato un bonifico da 30mila euro effettuato a nome di una società secondo la Procura di Brescia riferibile a Bonacina. Non è dato sapere se le pressioni sulla Rossa ci siano effettivamente state, anche se la sindaca già in passato era stata criticata dall’opposizione per presunti conflitti d’interesse legati anche al ruolo del compagno, molto noto ad Alessandria. Lei si è sempre difesa ricordando gli incarichi a cui il compagno ha rinunciato dopo la sua elezione, ma forse anche di questo i cittadini non erano troppo convinti visti che la Rossa per tre anni di fila, dal 2014 al 2016, si è aggiudicata il titolo di sindaco meno amato d’Italia. Nel 2017 invece gli ambientalisti l’anno premiata con il premio Attila per i danni ambientali.

Smaltimenti illeciti ma conti in attivo
Una società, Aral, che negli ultimi anni stava diventando più appetibile: se infatti nel 2014 la ex municipalizzata aveva un deficit di 2 milioni di euro, nei due anni successivi i conti sono tornati in attivo. I magistrati ora dovranno stabilire se a influire su questo cambio di rotta dell’impresa, anch’essa sotto la lente degli investigatori della Dda di Brescia, siano stati anche i risparmi assicurati dagli smaltimenti illeciti e dai trattamenti dei rifiuti mai avvenuti. Aral è completamente in mano agli enti locali dell’Alessandrino, ma il capoluogo da solo detiene più del 93% della società. Anche se la cessione non è mai effettivamente avvenuta, la vendita di oltre il 40 per cento delle quote a un partner industriale era ancora all’ordine del giorno a inizio 2017, pochi mesi prima della sconfitta elettorale della Rossa per mano del leghista Gianfranco Cuttica di Revigliasco.