Il Pd e il resto della maggioranza provano a non forzare la mano. Sul decreto vaccini i partiti di governo evitano per ora di dare l’impressione che sia una decisione imposta, senza ascoltare le voci difformi. Così per il momento l’esecutivo non ha ancora posto la questione di fiducia: l’autorizzazione c’è, è stata data ieri dal consiglio dei ministri, ma la ministra Anna Finocchiaro non ne ha ancora “fatto uso”. Il colpo resta in canna perché è Forza Italia a chiedere un atteggiamento più morbido. Una disponibilità al confronto parlamentare approfondito arrivata direttamente dalla ministra della Salute, Beatrice Lorenzin. I berlusconiani avevano chiesto esplicitamente, con il capogruppo Paolo Romani, che l’esecutivo evitasse la prova di forza. Uno spirito sintetizzato così dalla presidente della commissione Salute Emilia De Biasi (Pd): “Dato il tema così delicato, mi auguro ci sia in Aula un dibattito approfondito e all’insegna della libera espressione, così da arrivare a un consenso il più ampio possibile. Sarebbe grave, invece, se la vicenda venisse strumentalizzata e diventasse oggetto di contesa elettorale. Tutti dovremmo ragionare sul merito della questione, che è una questione di salute pubblica”.

Così il vero colpo di scena è che il decreto non è stato approvato in una seduta flash, come sembrava certo. Sono state votate (e respinte) solo le 5 pregiudiziali di costituzionalità, peraltro anche con il voto di parte delle opposizioni (la stessa Forza Italia, ma anche gli altri gruppi berlusconiani di Federazione della Libertà e Gal). Restano ancora 3 ore di discussione generale più l’esame di circa 300 emendamenti. Tutto può cambiare, già domani, se la Lega Nord presenterà richieste di voto segreto: la raccolta firme a Palazzo Madama è durata tutta la giornata e hanno aderito anche parlamentari delle altre minoranze, come quelli di Sinistra Italiana. Ecco: a quel punto il governo – per evitare che il testo venga stravolto nello scrutinio segreto – potrebbe porre la questione di fiducia. L’unica cosa certa al momento è che senza voto segreto e senza fiducia l’iter del provvedimento potrebbe concludersi non prima di giovedì.

In piazza manifestazioni di Moige e free-vax
Mentre l’assemblea di Palazzo Madama si avvia a una lunga discussione, fuori dal Parlamento hanno organizzato presidi e sit-in le associazioni contrarie al decreto: tra queste il Moige, il movimento dei genitori, e i cosiddetti free-vax cioè coloro che sono favorevoli ad una vaccinazione libera e consapevole. “Non siamo contro i vaccini – ribadiscono – ma vogliamo informazione e confronto scientifico, monitoraggio delle reazioni avverse, una legge chiara sui rimborsi per danni da vaccini, vaccini puliti e singoli, niente mercurio e alluminio che devasta cervello e polmoni”. Annunciano per questo una protesta a Roma che durerà tre giorni. E’ davanti al Senato invece il Moige. “L’obbligatorietà è un macigno che certamente non aiuterà quella politica vaccinale efficace che tutti auspichiamo – argomenta il direttore generale Antonio Affinita – Per questo anche noi aderiamo al presidio promosso da tante realtà della società civile, contrarie alla coercizione non ai vaccini, che si terrà davanti al Senato a partire da oggi pomeriggio fino a giovedì”. 

Meno vaccini obbligatori, ma somministrazioni in farmacia
Tra le ultime modifiche della commissione, la principale riguarda la riduzione del numero di vaccinazioni obbligatorie, passate da 12 a 10: polio, difterite, tetano, epatite B, pertosse, emofilo di tipo B, morbillo, parotite, rosolia e varicella. A queste, poi, se ne aggiungono altre quattro consigliate attivamente dalle Asl: anti-meningococco B e C, anti-pneumococco e anti-rotavirus. Sono state diminuite anche le sanzioni ai genitori che non vaccinano i figli ed è stato tolto il riferimento al rischio della perdita di responsabilità genitoriale (quella che una volta si chiamava patria potestà).

Tra gli emendamenti approvati nei giorni scorsi, uno prevede la possibilità, per i medici, di somministrare i vaccini in farmacia. Una decisione che vede medici e pediatri contrari. La mossa del governo, prima annunciata dalla ministra della Salute Beatrice Lorenzin poi smentita e infine nuovamente confermata, ha suscitato anche le perplessità di Asl e scuole: “Tra liste d’attesa e formazione delle classi, rispettare le scadenze sarà un problema”.

Durante la seduta notturna la commissione ha approvato anche un emendamento che prevede l’istituzione dell’Anagrafe Vaccinale Nazionale, che registrerà la situazione vaccinale degli italiani, e un emendamento che prevede vaccinazioni anche per operatori sanitari, sociosanitari e scolastici. Su quest’ultimo emendamento tornerà a lavorare la commissione Bilancio, come spiega la relatrice Magda Zanoni (Pd): “In questo caso, per motivi di urgenza, l’esame degli emendamenti da parte della Commissione Bilancio sta proseguendo mentre il testo è già in Aula”.

Oms: “Preoccupati anche per l’Italia sul morbillo”
Proprio oggi l’ufficio regionale dell’Organizzazione mondiale della sanità per l’Europa ha citato l’Italia in una relazione sulla “preoccupazione” per i focolai di morbillo che si stanno registrando in Europa e che hanno causato 35 morti negli ultimi 12 mesi. L’Oms ha citato tra l’altro il caso del bimbo leucemico di 6 anni morto in Italia (“Paese che da giugno 2016 ha avuto oltre 3.300 casi e 2 vittime”) e ha rilanciato il suo monito su quanto si sta verificando anche in diversi altri Paesi del Vecchio Continente, che hanno segnalato epidemie e decessi legati alla malattia infettiva. Secondo i dati forniti dalle autorità nazionali di sanità pubblica – rileva l’Oms Europa – sono stati 31 i morti in Romania, uno in Germania e un altro in Portogallo, oltre ai 2 italiani. E “ogni morte o disabilità causata da questa malattia evitabile con il vaccino è una tragedia inaccettabile” dichiara Zsuzsanna Jakab, direttore regionale dell’Oms per l’Europa. “Siamo molto preoccupati del fatto che, sebbene sia disponibile un vaccino sicuro, efficace e accessibile, il morbillo rimanga una causa principale di morte tra i bambini in tutto il mondo. E, purtroppo, l’Europa non è risparmiata”.