“La Calabria è una terra che ti spezza le ali. Qui a Stoccarda sento finalmente di avere tutto”. Christian Selvaggi, ingegnere nato a Cariati (Cosenza) 30 anni fa, non fa sconti al nostro Paese. E spiega le sue ragioni: “Ho studiato all’Università della Calabria e sono molto fiero del percorso fatto, il problema è che in Italia, dopo la laurea, sei abbandonato a te stesso”. Lui ha provato in vari modi a emergere: “All’inizio ho trovato uno stage in Provincia, ma ero sottopagato e senza alcuna prospettiva a lungo termine – ricorda –, così, dopo otto mesi, ho preferito andare via”. La prima occasione per fare un’esperienza all’estero arriva dalla Lituania: “Ho vinto una borsa di studio e mi sono trasferito a Vilnius per tre mesi, dove ho perfezionato l’inglese e ho capito che il nostro stile di vita è ineguagliabile”, ammette.

In Italia dopo la laurea sei abbandonato a te stesso

Così decide di riprovarci con l’Italia: “Ho mandato circa 4mila curriculum, ottenendo solo due risposte – ricorda -, di cui una da un consorzio a Roma che si occupa di progettazione all’estero”. Christian pensa che sia finalmente arrivata l’occasione giusta per costruirsi una carriera in Italia, ma il castello di sabbia ci mette poco a crollare: “Subivo umiliazioni da parte dei colleghi più grandi e mi venivano dati solo compiti insignificanti, perché temevano che, una volta imparato il mestiere, gli avrei soffiato il posto”, racconta. Poi, la goccia che ha fatto traboccare il vaso: “Un giorno il mio datore di lavoro mi dice: ‘Con tutto quello che ti sto insegnando dovresti essere tu a pagare me, non il contrario’”. Quelle parole accendono un campanello di allarme nella testa di Christian: “La sera stessa ho chiamato mia madre per dirle che me ne sarei andato a Stoccarda, dove già avevo alcuni amici”, ricorda. Gli inizi, però, sono particolarmente duri: “Qui se non conosci la lingua non lavori – spiega -, ma io mi sono rimboccato le maniche, ho trovato uno stage e intanto studiavo tedesco come un pazzo”.

Non posso fare a meno di pensare che ci costringono a partire

Nei weekend, poi, tornava a Roma per finire un master in Sustainable Mobility and Transport: “Sono stati mesi di lacrime e sacrifici – ammette -, ma una volta terminato il master e preso il certificato di lingua tedesca ho iniziato a ricevere cinque proposte di colloqui a settimana”. Da qualche mese lavora come project manager per un’azienda che si occupa di lusso: “Dopo due soli giorni di prova mi hanno chiesto di restare – racconta -, qui finalmente sono al centro di un progetto e gestisco in maniera autonoma il rapporto con i clienti”. Cose che in Italia si raggiungono solo dopo anni e anni di carriera: “Quello che sto vivendo mi sembra oro colato, ma in realtà è quello che ci meritiamo noi giovani, dopo anni di studio e di gavetta”, sottolinea.

Chi è rimasto in Italia purtroppo è spesso la prima vittima del malgoverno

Nonostante il dente avvelenato, Christian sente ancora forte il legame con l’Italia: “Ovviamente mi mancano la mia famiglia, gli affetti, il mare – ammette -, però non posso fare a meno di pensare che ci costringono a partire”. E chi prova a cambiare le cose, resta strozzato dalla burocrazia: “Ammiro molto i miei amici che sono rimasti e che fanno tanto per la nostra terra – sottolinea -, ma spesso sono le prime vittime del malgoverno”. E per chi ancora non sa che strada prendere, ecco qualche dritta: “Non svendetevi e non accettate di lavorare gratis – conclude -, provate a cercare un posto dove possiate sentirvi veramente a casa”.