Il Movimento 5 stelle limita i danni in provincia di Roma e a sorpresa dà una mano a Virginia Raggi. Dopo il flop del primo turno, il M5s è riuscito infatti ad aggiudicarsi il ballottaggio a Guidonia Montecelio e Ardea, due fra i 10 comuni più popolosi dell’hinterland capitolino. La doppia vittoria fa prendere respiro anche alla sindaca della Capitale, negli ultimi tempi più volte contestata per la sua gestione, e che era andata personalmente il venerdì prima del voto sulla via Tiburtina per sostenere la candidatura di Michel Barbet, dopo l’endorsement televisivo negli studi Rai di Carta Bianca (dove per un lapsus aveva confuso Guidonia con Genzano). Proprio lui, nella prima intervista a la Stampa, si è lasciato scappare un endorsement per il sindaco di Parma ex M5s Federico Pizzarotti: “Mi piace molto”, ha dichiarato. “Tanto è vero che è stato rieletto”. Per il momento è una delle poche frasi sull’argomento che si è lasciato scappare un eletto 5 stelle. Ad ogni modo le due vittorie restano un successo. Tra le ragioni, naturalmente, ci sono anche le responsabilità degli altri, ovvero i suicidi delle giunte precedenti e le “ammucchiate” alle urne dei partiti tradizionali. Alla fine dei conti, oggi il M5s esulta per aver impresso il proprio marchio su ben sei comuni nella citata top 10 dei più popolosi: ovviamente Roma, poi in ordine di grandezza Guidonia, Pomezia, Civitavecchia, Ardea e Nettuno. Senza dimenticare che l’anno prossimo si vota anche a Fiumicino e a Tivoli e la partita è ancora aperta.

TERRENO FERTILE
I due successi elettorali, tra l’altro, sono arrivati su basi politiche ben congeniali ai pentastellati. A Guidonia due anni fa il sindaco di centrodestra, Eligio Rubeis, era stato arrestato per corruzione e negli ultimi mesi le indagini della Procura hanno identificato una presunta “mafia bianca” in grado di contaminare i corridoi comunali: nonostante il “fattore manette”, l’italo-francese Michel Barbet al primo turno aveva sopravanzato di appena 284 voti il terzo classificato, il “civico” Aldo Cerroni, per poi guadagnare in quindici giorni ben 4.000 preferenze e staccare anche il favoritissimo candidato dem, Emanuele Di Silvio. Ad Ardea, invece, il sindaco di centrodestra Di Fiori è caduto pochi mesi fa sotto i colpi del fuoco amico, abbattuto dalla faida fra le componenti di Mario Fazzone e Antonello Aurigemma: nella città dell’eurodeputato M5s Fabio Massimo Castaldo (molto vicino a Roberto Lombardi), il grillino Mario Savarese è riuscito a staccare il rivale Alfredo Cugini di quasi 4.000 voti, dopo essere stato sotto di oltre 1.000 al primo turno.

IN ORIGINE FU L’EFFETTO RAGGI
Solo il 19 giugno scorso, dopo il primo turno, la situazione per i pentastellati non era positiva: in 21 dei 23 comuni alle urne, il Movimento aveva raccolto spesso percentuali a una cifra, lasciando il pallino alle coalizioni tradizionali. Cittadine quasi tutte in forte relazione con Roma – in genere vere e proprie “periferie indipendenti” – i cui residenti, pur non avendo diritto di voto, possono toccare con mano giornalmente l’azione amministrativa della giunta guidata da Virginia Raggi. E la cosa non ha premiato i grillini, tutt’altro. A Ladispoli, come a Fonte Nuova o a Formello, gli elettori hanno preferito fin da subito l’estrema destra; a Grottaferrata e a Frascati sono passati i candidati “civici”; nella vicina Monte Compatri ha vinto il centrodestra puro di Fabio D’Acuti (espressione diretta dell’uscente Marco De Carolis); infine, a Cerveteri si è affermato il modello verde-arancione di Alessio Pascucci, forte dell’endorsement di Nicola Zingaretti.

GUIDONIA, PD PUNITO DALLE LARGHE INTESE
A Guidonia, come detto, è accaduto l’imponderabile. Emanuele Di Silvio, 34enne candidato dem, già sicuro della vittoria, ha iniziato con il suo partito a cercare apparentamenti alquanto improbabili. Le prove di dialogo più intense si sono svolte con il “civico” Aldo Cerroni, terzo incomodo eliminato al fotofinish dai grillini, poi con Giorgio La Bianca, trascurabile esponente di sinistra che portava in dote un migliaio di voti. Eppure, il colpo di grazia sembra averlo dato la presenza ai comizi di tale Adriano Mazza, esponente di Alternativa Popolare (legato al ministro Beatrice Lorenzin) e, soprattutto, ex assessore al Bilancio con la giunta di Eligio Rubeis. Il risultato di tutte queste trattative è che Di Silvio è “cresciuto” di appena 1.400 voti, ma Barbet ha fatto decisamente meglio portando a casa 4.000 consensi in più rispetto a due settimane prima. Probabile che molti degli elettori di Cerroni abbiano preferito restare nell’alveo civico piuttosto di turarsi il naso con il Pd, ma anche che buona parte dei consensi siano arrivati dai 2.000 elettori di Noi Con Salvini, fino allo scorso anno quasi inesistente da queste parti.

AD ARDEA IL “LISTONE” NON HA CONVINTO
Strategico risulta il successo pentastellato ad Ardea, città tassello fondamentale in un territorio in cui i grillini hanno già issato bandiera sui municipi di Pomezia e Nettuno (aspettando Anzio 2018), a un passo dunque dal prendersi il vecchio “collegio 32”, un tempo appannaggio quasi esclusivo della destra sociale. Qui il candidato forte doveva essere Alfredo Cugini, funzionario del ministero degli Interni, “uomo delle istituzioni” che aveva annunciato una giunta vip composta dal Generale dei Carabinieri, Giorgio Piccirillo e dai giornalisti Arturo Diaconale e Roberto Renga. Nella sua grosse koalition ci sono simboli vecchi e nuovi: quello del Pdl in una lista chiamata “Patto per Ardea”, i “Cuori Italiani” di Raffaele Fitto e pure una “Ardea Democratica” con iniziali tricolori, chiaro riferimento al Pd. L’unico ad essere lasciato fuori risulta essere Massimiliano Giordani, ex forzista arruolato all’ultimo minuto da Fratelli d’Italia. A quanto si legge sulle cronache locali, è un altro Giordani, tale Mauro – cugino di Massimiliano – uomo vicino ai Pop Dem di Gasbarra e Fioroni, ad appoggiare il candidato M5s in consiglio, Sandro Caratelli, risultato primo degli eletti con 680 voti, indiscrezione suffragata dal risultato risibile raccolto dai candidati che pure vantavano di essere “portati” dallo stesso Giordani. L’ammucchiata messa in piedi per Cugini non paga: al ballottaggio il “tecnico” perde 2.000 voti, Savarese ne guadagna 3.000 e si mette la fascia, per la gioia della consigliera regionale Valentina Corrado, che sull’area ha investito tanto in termini di impegno politico.