Che cosa si potrebbe aggiungere ai fiumi d’inchiostro già versati intorno ai Depeche Mode? Bisognerebbe forse parlare del Global spirit tour, arrivato nel nostro Paese proprio in questi giorni. È stato lo Stadio Olimpico di Roma, domenica 25, a inaugurare le tre date italiane organizzate da Live Nation; stasera sarà la volta di Milano allo stadio San Siro e giovedì 29 la band si esibirà presso lo stadio Dall’Ara di Bologna, info ticket qui).

Ebbene, le cronache romane narrano le vicende di un concerto memorabile: band in stato di grazia e relativa sintonia dei cinquantatré mila fans adoranti. Il percorso musicale, sviluppato nell’arco delle due ore e trenta, ha evidenziato una certa eterogeneità nella scelta dei pezzi proposti; opportuna rilevanza è stata fornita nei riguardi dell’ultima fatica discografica: cinque i brani tratti da Spirit, ovvero un album complesso che nasconde consapevolezze sorprendenti, ma soltanto dopo un ascolto attento e prolungato.

Parliamo di una produzione marcatamente lontana dai compromessi commerciali e sensibilmente vicina al rigore della ricerca connessa al sound DM. Non stiamo parlando di un disco pienamente compiuto, ma non è forse meglio di quanto prodotto negli ultimi 12 anni dal gruppo? Qualcuno potrebbe rispondere che in fondo, per fare meglio degli ultimi album, occorre veramente il minimo sforzo.

Torniamo seri, e soprattutto continuiamo ad analizzare la scaletta, dalla quale si evince che Martin Gore e soci evidentemente se ne sbattono dei vecchi fan e di quello che sperano di ascoltare a una loro esibizione nel 2017. Se pensate, infatti, di assistere a un’operazione amarcord, volta al recupero di antiche parabole, mettetevi il cuore in pace. La produzione anni 80 trova in scaletta poco spazio, soltanto cinque brani su 22 e per di più sono sempre gli stessi.

Fate attenzione, stiamo parlando comunque di capolavori ineluttabili; anche soltanto nominare certi titoli, viene da ringraziare. Chi non desidera, ardentemente riascoltare un pezzo come Stripped? Dal vivo manca da tempo (tour di Sounds of the Universe 2009/10), oppure, chi non vorrebbe sentire ancora una volta Everything Counts e Never let me down again? Canzoni peraltro posizionate in scaletta strategicamente, ovvero pronte a “squarciare” l’ugola dei devoti e predisposte per appannare sguardi perduti dietro una vita passata insieme ai Depeche.

Maggiore spazio trovano gli anni 90, un totale di otto canzoni, alcune delle quali irrinunciabili (In your room in album version), altre, invece, avrebbero fatto meglio a cedere il posto a meraviglie oramai sottese da troppo tempo. Ma davvero il popolo dei Depeche Mode vuole ancora sentire in chiusura di concerto canzoni come Personal Jesus?

Forse chi non li ha mai visti (in netta e sostanziale minoranza). Ma gli altri? Non sarebbe più elettrizzante eliminare vecchie consuetudini in favore di brani mai suonati e altrettanto fondamentali? Un adeguamento sostanziale della proposta, rinnoverebbe passione e intenti del gruppo ma anche del pubblico che, inutile ricordarlo, li segue da sempre.

Detto ciò, un live dei Depeche Mode resta pur sempre un evento fortemente consigliato. Dave Gahan a Roma è apparso in forma strepitosa; tra una piroetta vertiginosa e un ammiccamento al cardiopalma, ha trovato occasioni continue per offrire al pubblico il dono più grande: la voce, capace in fondo di rasserenare anche l’animo del fan più incontentabile. Sicuri e suadenti anche gli altri Depeche; sebbene non dovesse essere necessario ricordarlo, si tenga presente che Martin Gore è indubbiamente l’anima di un progetto al quale la musica elettronica di certa fattura deve riconoscenza eterna.

Il solito Dj Qualunque sarà presente giovedì 29 giugno allo stadio Dall’Ara, pronto per farsi squarciare l’ugola e per appannare lo sguardo perduto dietro a una vita passata insieme ai Depeche.

9 canzoni 9 … che non faranno

Lato A

Little 15

Ice Machine

But Not Tonight

Photographic

Lato B

Rush

Sacred

The Sun and the Rainfall

Precious

Fly on the Windscreen