Questa volta ha vinto davvero soltanto lui. Non Beppe Grillo, non il Movimento 5 stelle, non il voto di protesta. Federico Pizzarotti dopo cinque anni è di nuovo sindaco di Parma. L’informatico salito nel 2012 sulla poltrona più alta del comune emiliano da pentastellato, è riuscito a trasformare in un quinquennio la Stalingrado grillina nella città della sua Effetto Parma, la lista civica fondata insieme ai compagni di sempre dopo la sua uscita dal Movimento. E a vincere di nuovo, superando con un’ampia maggioranza al ballottaggio l’avversario di centrosinistra, il civico Paolo Scarpa, con il 57,9 per cento contro il 42,1 di preferenze, mentre i grillini in corsa al primo turno erano stati asfaltati a un misero 3 per cento. L’astensionismo è stato alto anche qui, nella città emiliana ha votato il 45,1 per cento degli aventi diritto, 65.643 persone, ma il risultato è sotto gli occhi di tutti.

Sotto i portici del Grano domenica sera la seconda vittoria di Pizzarotti è un trionfo che sa anche di rivalsa nei confronti degli ex. Da qui è passata tutta la complicata storia fatta di alti e bassi tra Cinque stelle e Pizzarotti, dalla prima storica vittoria alle polemiche, le umiliazioni sul blog, le frecciate sull’inceneritore e le battute su Capitan Pizza, infine la sospensione e l’addio del primo cittadino al Movimento lo scorso ottobre. E da qui ricomincia con il Pizzarotti bis la rivincita del sindaco diventato nel frattempo civico. Grillo al tempo della rottura lo aveva salutato augurandogli di godersi i suoi quindici minuti di celebrità. “Dopo i risultati – racconta Pizzarotti dopo aver stappato lo spumante di fronte ai risultati dello spoglio – qualcuno mi ha scritto un messaggio, mi ha detto che ho trasformato quei quindici minuti in cinque anni di governo”. Il sorriso stampato, la moglie Cinzia, i suoi compagni di lista e gli attivisti intorno a lui, chi lo abbraccia, chi lo solleva in trionfo, mentre sulla pagina Facebook del sindaco piovono i complimenti da ogni parte d’Italia, anche da chi vota Cinque stelle e non ha mai mandato giù il trattamento riservato al sindaco emiliano. “Non ho sentito nessuno – risponde ai cronisti che gli chiedono se farà una telefonata a Grillo – ma i risultati li stanno vedendo tutti e credo che qualcuno si starà mangiando le mani”.

Cinque anni dopo sotto il Municipio sono scomparse le bandiere Cinque stelle, ma l’effetto è ugualmente déjà vu. Oltre a Federico Pizzarotti e ai suoi fedelissimi, tra cui il futuro vice sindaco Marco Bosi, molti volti della festa del 2017 sono gli stessi del 2012. Attivisti ed eletti di Parma che negli anni hanno deciso di seguire il sindaco e non il M5s, ma anche espulsi e delusi dell’Emilia Romagna e non solo. L’ex consigliere regionale Andrea Defranceschi era su quegli stessi gradini nel 2012, e domenica sera ha assistito agli istanti cruciali dello spoglio insieme a Pizzarotti e ai suoi, festeggiando insieme a loro. Con il sindaco emiliano c’erano anche Lorenzo Andraghetti, antagonista del fedelissimo Max Bugani nel capoluogo di regione ed ex collaboratore parlamentare poi espulso, la senatrice Maria Mussini e i deputati Cristian Iannuzzi, Samuele Segoni ed Eleonora Bechis. Un tempo uniti nei Cinque stelle, ora tutti stretti intorno a Pizzarotti e alla sua Effetto Parma, che negli ultimi mesi si è estesa anche in altre città, dove altri ex grillini hanno fondato liste civiche sulla scia e l’esempio di Parma. Potrebbe essere la prima pagina di un futuro scenario nazionale, ma per ora Pizzarotti frena: “Ho davanti a me altri cinque anni da sindaco, di lavoro per la mia città. Se poi questo vorrà dire dialogare con altre città e altre liste civiche, questo è auspicabile”. Per ora il sindaco pensa al suo secondo mandato: “Siamo già operativi, non perderemo neanche un minuto e continueremo a fare quello che abbiamo cominciato: saranno cinque anni dedicati alla città senza bisogno di polemiche nazionali, quindi tanto tempo in meno perso”.