Pochi giorni fa Greenpeace Olanda ha pubblicato leak di 200 pagine sulle negoziazioni segrete dell’accordo commerciale fra Unione europea e Giappone noto come Jefta. I documenti – disponibili su trade-leaks.org – mostrano ancora una volta come Commissione europea e governi nazionali stiano portando avanti negoziati commerciali in segreto, a scapito degli standard ambientali.

Così come per il Ceta (l’accordo Ue-Canada), su cui l’Italia è chiamata a esprimere un voto domani Commissione Affari Esteri del Senato, siamo in presenza di un accordo disastroso, assolutamente non accettabile fino a quando non avverrà un vero cambio di rotta. La politica commerciale europea deve infatti diventare un volano per rafforzare i nostri diritti sociali e la salvaguardia del Pianeta, non uno strumento per il commercio fine a se stesso

I documenti sul Jefta resi noti da Greenpeace Olanda sono in prevalenza datati tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017, appena precedenti al diciottesimo round di negoziati. I negoziatori sperano di concludere il nuovo accordo nelle prossime settimane. Qualora venisse siglato, l’accordo commerciale con il Giappone potrebbe essere il più grande mai sottoscritto dall’Ue e coprire un volume commerciale pari a circa il doppio del Ceta.

Le disposizioni al momento presenti nell’accordo Ue-Giappone sulle “corti speciali” per la tutela degli investimenti sono addirittura più deboli di quelle già estremamente preoccupanti previste dall’accordo commerciale con il Canada. Sia Ceta che Jefta mancano di impegni concreti e vincolanti per aspetti legati ad ambiente, sviluppo sostenibile e lavoro.

Per riuscire ad avere un sistema commerciale trasparente, giusto ed equo, la globalizzazione deve essere governata da regole. Queste regole devono rispettare i valori nazionali e culturali, consentire uno sviluppo sostenibile e attuare efficacemente gli obiettivi degli accordi delle Nazioni Unite quali l’Accordo sul clima di Parigi, la Convenzione sulla Biodiversità e gli obiettivi di sviluppo sostenibile. I trattati ambientali, gli accordi sui diritti umani e gli standard internazionali del lavoro devono avere la precedenza sulle norme commerciali. Per questo abbiamo definito dieci principi per garantire che il commercio operi a favore delle persone e del Pianeta, e non il contrario.

E per ribadire il nostro forte no al Ceta, in concomitanza con il voto in Commissione Affari Esteri, domani saremo in piazza a Roma insieme ad altre associazioni ambientaliste, agricole e sindacali, a partire dalle 10 al Pantheon.