Roma 2024, la nostra grande opportunità”. Il simbolo dei Giochi, con quel Colosseo tricolore un po’ stilizzato che non era piaciuto quasi a nessuno. I palloncini, le musiche, le solite immagini da amarcord della Capitale, poi persino il “mapping” (l’americanata della proiezione tridimensionale) sulla Fontana di Trevi. Il 14 dicembre 2015 Giovanni Malagò e Luca Cordero di Montezemolo lanciavano in anteprima mondiale il logo del Comitato promotore. Ma dietro quel grande evento al PalaTiziano c’era una gara da appalto da quasi 200mila euro con un andamento non proprio ortodosso: affidata dopo, e non prima, l’evento stesso. Incongruenze che a detta dell’Organismo di vigilanza interno alla Coni servizi rappresentano dei “segnali deboli” nell’attività del Comitato promotore e gettano delle ombre sulla gestione dei (tanti) milioni di euro spesi per la candidatura.

LA RELAZIONE RISERVATA – I dubbi sulla gara sono stati messi nero su bianco su una relazione riservata, che ilfattoquotidiano.it ha avuto modo di visionare. Il bando risale a circa un anno prima: siamo nel novembre 2015, il sogno olimpico di Malagò e Montezemolo è in rampa di lancio. Al comitato promotore pensano ad una presentazione in grande stile e progettano una serata al Palazzetto dello Sport. Così il 25 novembre viene pubblicato un bando per la ricerca del partner giusto. Non si tratta di un vero e proprio appalto pubblico, ma di procedura a invito (e questo fa sì che oggi le carte non siano consultabili liberamente). Il budget è comunque lusinghiero: l’importo a base d’asta è di 190mila euro. In fretta e furia si trova un vincitore. Ma le date non tornano. Quello che viene indicato come “evento del 15 dicembre”, in realtà, si svolge il 14. Che è lo stesso identico giorno in cui viene aggiudicata la gara, come si evince anche dalla scheda sul portale dell’Autorità Anticorruzione. E l’anagrafica Anac non dice che la lettera di affidamento riporta una data addirittura successiva a quella dell’evento.

L’AZIENDA AVVISATA PRIMA DELL’AGGIUDICAZIONE – È un po’ tutta la tempistica del bando ad essere “inconsueta”: pubblicato troppo tardi, con un preavviso insufficiente per un’attività creativa e un’organizzazione importante. Ma l’anomalia delle date di aggiudicazione non può passare inosservata ai responsabili della Coni Servizi spa, la società partecipata al 100% dal Ministero dell’Economia, che costituisce la cassa dello sport italiano e ha di fatto gestito tutte le spese per la candidatura olimpica, con soldi in buona parte pubblici. Così scatta l’indagine interna. La ricostruzione che ne viene fuori è quella di una gara a dir poco pasticciata: al bando vengono invitate diverse aziende, ma solo due decidono di partecipare e una viene esclusa per mancata integrazione documentale. Resta in gara solo una ditta, dunque, e nonostante ciò le cose vanno per le lunghe. Troppo, per rendere fattibile l’organizzazione: evidentemente l’azienda era stata informata per tempo che avrebbe vinto. Ed è quello che è successo: la responsabilità alla fine se l’è presa Fabio Guadagnini, all’epoca responsabile comunicazione e marketing di Roma 2024, che ha spiegato all’organismo di aver richiesto alla ditta rimasta unica partecipante di avviare i lavori prima dell’aggiudicazione, stante il ritardo della commissione e l’approssimarsi della scadenza.

AI VINCITORI 187MILA EURO – Il diretto interessato conferma la stessa versione anche a Il Fatto.it: “È andata più o meno così: erano giorni molto convulsi, ci furono un po’ di lungaggini procedurali e allora avvisai l’azienda di procedere”. Su come e quando sia avvenuta questa comunicazione non è in grado di essere più preciso: “Non ricordo, è passato molto tempo. Comunque essendo l’unica partecipante era incontrovertibile che avrebbero vinto”. In realtà le gare possono anche non concludersi positivamente, e di solito all’aggiudicazione segue una verifica documentale prima del contratto. Dettagli. L’appalto se lo aggiudica Uni.Ca srl: l’azienda specializzata nell’attività di produzione cinematografica non è molto nota nel settore, ma risulta far parte del network di Amanita Media, agenzia di comunicazione ben inserita nel jet-set, che all’epoca già lavorava per il Comitato di Roma 2024 con un affidamento diretto da 30mila euro per una “consulenza creativa”. Le cifre della gara sono ben maggiori: con un ribasso d’asta davvero impercettibile (1,6%), viene aggiudicata per 187mila euro. L’evento si svolge, il logo lanciato in anteprima mondiale oggi è diventato poco più di un pezzo d’antiquariato, per il no di Virginia Raggi che ha affossato la candidatura. Un anno e mezzo dopo restano quei “segnali deboli” e i dubbi sulla gara: la vicenda si è chiusa con una generica raccomandazione dell’amministratore delegato della Coni Servizi a rispettare in futuro i tempi tecnico-procedurali degli affidamenti. E la necessità di condurre ulteriori approfondimenti sugli altri affidamenti effettuati dal Comitato. Un bell’inizio, per chi avrebbe voluto organizzare un’Olimpiade da cinque miliardi di euro promettendo in cambio trasparenza e legalità.

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