Un nuovo scontro nell’aula del Senato sulla vicenda Consip, martedì prossimo, non è affatto scongiurato. Le dimissioni del presidente Luigi Ferrara e della consigliera Marialaura Ferrigno non bastano, infatti, per evitare il voto sulla mozione di Andrea Augello e Gaetano Quagliariello (Idea) e su quella fotocopia presentata venerdì scorso dai dem, che chiedono di azzerare i vertici della centrale acquisti della pubblica amministrazione finita al centro dell‘inchiesta che vede indagati tra gli altri, in diversi filoni, il ministro Luca Lotti e Tiziano Renzi. Perché secondo il Corriere l’ad della società Luigi Marroni, testimone chiave e grande accusatore di Lotti, non ha alcuna intenzione di lasciare: “Se proprio vogliono mandarmi via, mi devono cacciare”, è il virgolettato che gli attribuisce il quotidiano di via Solferino. E il fatto che Ferrara e Ferrigno abbiano rimesso il loro mandato nelle mani del ministero dell’Economia, azionista unico di Consip, non lo obbliga a farlo. Almeno non nell’immediato.

Lo statuto della società recita infatti che “se viene meno la maggioranza dei consiglieri”, come accaduto in seguito alle dimissioni , “si intende dimissionario l’intero Consiglio e l’assemblea deve essere convocata d’urgenza dagli Amministratori rimasti in carica per la ricostituzione dello stesso”. Tradotto: a convocare l’assembla chiamata a rinnovare il cda deve essere Marroni stesso. E anche “in caso di urgenza” lo stesso statuto prevede che della convocazione sia data comunicazione ai soci “almeno otto giorni prima“. Ergo, se l’avviso fosse diffuso domani l’assemblea si riunirebbe non prima di lunedì 26.

Non a caso Augello spiega oggi che “non soltanto Marroni resta in carica fino alla convocazione dell’assemblea degli azionisti, ma sussiste anche la possibilità teorica che in quella sede le dimissioni vengano respinte“. Pochi mesi fa del resto il ministro Pier Carlo Padoan non ha accettato il passo indietro di Marroni. Di conseguenza “discutere o non discutere la nostra mozione dipende soltanto da una decisione politica di chi l’ha sottoscritta”. Morale: “Lunedì discuteremo con tutti questi colleghi il da farsi e martedì comunicheremo la nostra decisione”. E il dem Andrea Marcucci, vicinissimo a Renzi, in un’intervista al Corriere dà addirittura per scontato che la mozione Pd verrà votata perché “è un’azione politica”. Alla domanda se tra Marroni e il ministro Lotti Pd e governo abbiano “scelto di sacrificare il primo e salvare il secondo”, Marcucci ribadisce che “la valutazione è politica”, “la mozione di sfiducia contro Lotti è stata rigettata con un voto molto chiaro e se qualcuno vuole seguire le logiche di strumentalizzazione se ne deve prendere la responsabilità”.

Padoan domenica ha sostenuto che Ferrara e Ferrigno “si sono dimessi per non indebolire il lavoro prezioso di Consip”. “Quello che ha accelerato la situazione”, ha ammesso, “è la legittima mozione del Parlamento, quindi venendo incontro al segnale politico, ma ribadendo la difesa di Consip, è stato deciso da parte del Mef di accelerare il ricambio”, ha aggiunto.

Invece il leader della Lega Matteo Salvini, a L’intervista di Maria Latella su Sky Tg 24, si è detto “assolutamente contrario” a che Marroni “lasci la Consip, si dimetta”. “Deve poter parlare e dire se c’è stato qualcosa di illecito”, ha spiegato. “Se ha sollevato dubbi su appalti, politica e sinistra deve poterlo dire e noi non accetteremo che venga silenziato”. “Non vorrei che azzerassero tutto perché c’è qualcuno che vuole parlare”, ha concluso.