Il governo ha ottenuto la fiducia del Senato sulla manovrina con 144 sì, 104 no e un solo astenuto. I votanti sono stati 249, dunque la maggioranza richiesta per la fiducia era di 125. Il provvedimento, già approvato alla Camera il 1 giugno scorso, diventa così legge. Tra coloro che non hanno votato la fiducia, abbandonando l’Aula, anche i senatori di Mdp. Un modo per segnalare il proprio disagio per un provvedimento che secondo Mdp reintroduce i voucher – dopo l’eliminazione che aveva fatto saltare il referendum della Cgil -, ma senza far rischiare di saltare l’esecutivo e indebolire ulteriormente la maggioranza, che ha già i suoi problemi, come si è visto con la riforma penale. “Si tratta di una scelta obbligata, l’unica possibile per noi per non arrendersi al rifiuto in blocco del decreto” ha spiegato il bersaniano Maurizio Migliavacca intervenendo nell’Aula del Senato durante le dichiarazioni di voto.

“L’intervento di chi mi ha preceduto dimostra che questo governo non ha più la maggioranza” secondo il capogruppo di Ala Lucio Barani. E’ ancora presto per dirlo, ma la maggioranza continua a procedere con serie difficoltà. Un altro segnale è arrivato in apertura di seduta: l’aula del Senato ha cominciato a lavorare in ritardo rispetto al programma perché non era in numero legale.

Tra coloro che hanno espresso voto contrario alla fiducia i gruppi di opposizione della Lega Nord (“la manovra chiede altri sacrifici a cittadini e aziende”, secondo Silvana Comaroli) e di Federazione delle libertà, che è un nuovo gruppo di centrodestra composto da parlamentari ex del Pdl che arrivano da percorsi diversi, come Anna Cinzia Bonfrisco, Gaetano Quagliariello, Carlo Giovanardi. No anche da Ala, GalSinistra Italiana e Movimento Cinque Stelle: “La cura, prevista dalla manovra, è sbagliata devastante e fallimentare” ha sottolineato la senatrice grillina Giovanna Mangili. “Abbiamo ricevuto un testo inemendabile – ha detto Andrea Mandelli annunciando il voto contrario di Forza Italia – E’ un provvedimento basato sull’incremento delle tasse, mentre il debito italiano continua a salire”. Confermano la fiducia invece il gruppo delle Autonomie e Alternativa Popolare: secondo l’alfaniano Marcello Gualdani le misure della manovrina servono a “rilanciare la crescita del sistema Paese”. L’ex ministro Maurizio Sacconi ha votato no, in dissenso dal gruppo, mentre Giorgio Napolitano ha rinnovato la fiducia all’esecutivo. “Il problema non è la conclusione di questa legislatura, un mese prima o un mese dopo, ma se si porterà avanti il processo delle riforme” ha affermato tra le altre cose in Aula Giorgio Tonini, a nome del Partito Democratico.