C’è una domanda complicata che spesso mi pongo e a cui ovviamente non esiste risposta univoca, ed è la seguente: le tecnologie possono contribuire ad uno sviluppo sostenibile, inclusivo ed equo?

La scorsa settimana, esperti di tecnologia e di sviluppo hanno partecipato ad una conferenza internazionale di due giorni sulle tecnologie dell’informazione e della comunicazione per la valutazione dei progetti di sviluppo. L’evento è stato organizzato dall’Ufficio Indipendente di valutazione (Ioe) del Fondo per lo Sviluppo Agricolo delle Nazioni Unite (Ifad). È emerso quanto l’introduzione di nuovi strumenti – come ad esempio l’utilizzo dei big data – per monitorare l’avanzamento verso il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile da realizzare entro il 2030, riveli sia potenzialità che criticità.

Innanzitutto, cosa sono i big data? Anche qui difficile trovare una definizione univoca. Il termine è generalmente usato per descrivere un insieme di dati raccolti in tempo reale – spesso anche dati eterogenei e non strutturati – così esteso in termini di volume, velocità e varietà da richiedere tecnologie e metodi analitici specifici per l’estrazione di valore. La quasi totalità dei Big Data di cui l’umanità dispone è stata generata negli ultimi due anni, vista anche l’accelerazione di disponibilità di questi dati con la diffusione dell’accesso a Internet e ai social network.

Per fare qualche esempio, in termini di applicazione allo sviluppo economico e sociale, UN Global Pulse Kampala utilizza l’intelligenza artificiale e i big data per rilevare parassiti e malattie delle piante nelle coltivazioni di cassava; immagini satellitari per monitorare i livelli di povertà nelle zone agricole; monitoraggio dei messaggi radio – la tecnologia ancora più diffusa in Africa – per prevenire epidemie e ridurre gli effetti di catastrofi naturali.

Ben presto un grosso differenziale in termini di potere nel mondo sarà determinato da quanto ci si possa permettere di accedere ai big data. A livello mondiale, il settore dei big data è stimato crescere ad un tasso annuo del 22,6%. I dati hanno un enorme valore economico, ed il loro mercato è ancora deregolato, con grossi problemi per quel che concerne la privacy. Dietro a quei freddi dati ci sono delle persone e questo non va dimenticato mai.

C’è tuttavia ancora molto poco per quel che riguarda la disponibilità di big data utili ai progetti di sviluppo. I big data così come protocolli, infrastrutture, software e tecnologie open sviluppati ad hoc per gli obiettivi di sviluppo sostenibile sono ancora parziali, in particolare nelle aree remote e molto povere del mondo.

Per tornare alla domanda iniziale e a una risposta che potrebbe avere un “dipende” come incipit, credo che nei giustificati entusiasmi verso le tecnologie vada sempre tenuto a mente che queste sono degli strumenti che devono servire l’umanità e non renderla serva.