Che l’assegnazione delle prime 26 casette non sarebbe stata una cosa semplice era nell’aria. Tanto che il sindaco di Arquata del Tronto, Aleandro Petrucci, aveva già predisposto un piano B. Ma anche quello è andato male, e a quel punto la frustrazione dei cittadini si è fatta rabbia. Una tensione accumulata nei mesi trascorsi lontano dal loro borgo d’origine in provincia di Ascoli, distrutto dai terremoti del 24 agosto e del 30 ottobre 2016. Ed esplosa in grida e lacrime di nervosismo. La causa scatenante è stata il sorteggio, che si è rivelato più complicato del previsto: il ritardo del notaio che doveva sovrintendere all’estrazione ha innescato la protesta delle 26 famiglie.

Ventisei su duecento: le uniche che, finora, hanno ottenuto di poter tornare ad Arquata e occupare le prime Sae, le soluzione abitative emergenziali, installate negli scorsi giorni nella frazione di Pescara del Tronto. Erano state selezionate a seguito di una procedura gestita dal Comune, che però non aveva risolto un problema: come stabilire a quale nucleo famigliare attribuire la rispettiva dimora? Il sindaco, nelle settimane passati, aveva invocato buonsenso. E aveva lanciato un appello ai suoi concittadini, tuttora ospitati sugli hotel della costa adriatica nei pressi di San Benedetto: “Spero trovino un accordo in maniera autonoma. In caso contrario, si ricorrerà al sorteggio”. Ed è proprio quello che è successo stamattina.

La soluzione condivisa non è arrivata, e allora si è deciso di affidarsi alla sorte. Solo che Francesca Filauri, il notaio che doveva dirigere le operazioni, nel frattempo era bloccata per strada con l’auto in panne. E sono bastati pochi minuti di ritardo per far deflagrare la rabbia. “Come ci sentiamo? Arrabbiati e depressi, ecco come ci sentiamo!”, protestavano gli abitanti arrivati in mattinata e radunatisi davanti alla sede provvisoria del Comune, un prefabbricato posizionato nella frazione di Borgo, nell’attesa di capire cosa sarebbe successo. Sentiti dai giornalisti, alcuni hanno sfogato il loro disagio. Come la signora Elsa, che ha mostrato una confezione di medicinali, probabilmente un ansiolitico, dicendo: “Io dal 24 agosto sto così”. Altri, come Anna, hanno ripercorso i mesi di attese deluse e di promesse mancate: “Siamo arrivati qui, aspettando, di 15 giorni in 15 giorni”.

Alla fine ci si è riuniti all’interno del Comune, per una riunione a porte chiuse preclusa ai giornalisti. Un incontro molto agitato: dall’esterno si distinguevano urla e insulti. E in questo clima si è proceduto all’estrazione. A seconda della grandezza dei nuclei famigliari, sono state assegnate, per sorteggio, le Sae da 40, da 60 e da 80 metri quadrati. “Era l’unica soluzione che garantisse trasparenza, non volevamo scontentare nessuno”, dicono ora i tecnici dello staff del sindaco Petrucci. Il quale, in ogni caso, non si sbilancia sul futuro di Arquata: “Per quanto riguarda la ricostruzione, non posso anticipare niente, perché aspettiamo i grandi tecnici dell’Italia, del Cnr, perché qui non si tratta di piccoli interventi. C’è chi sta studiando il terreno per vedere dove sarà possibile ricostruire e come ricostruire, se con acciaio, legno, etc. Ce lo dovranno dire”.

D’altra parte sono ancora molte le famiglie che aspettano di poter occupare le nuove casette nelle varie frazioni di Arquata. Sono almeno 174 quelle che hanno già fatto domanda e restano in attesa. Petrucci ammette i ritardi dei mesi passati. “Innanzitutto la rimozione delle macerie da parte dell’Arpa, l’azienda regionale per la protezione ambientale, è stata più lenta del previsto”. Il problema maggiore, però, ha avuto a che fare con i bandi di gara per i lavori di urbanizzazione delle aree destinate ad accogliere le Sae, le soluzioni abitative emergenziali. “La Regione per un lungo periodo ha continuato a fare procedure standard, nonostante le nostre proteste. E così le aziende che si aggiudicavano le gare avevano ben 4 mesi per ultimare le varie opere, dalla costruzione dei viali alla predisposizione degli allacci dei servizi”. Un tempo enorme, per chi deve evitare lo spopolamento di un borgo montano di poco più di 1000 abitanti. Insiste il sindaco: “Insieme al mio vice, Michele Franchi, ci siamo fatti sentire. E alla fine ci hanno dato retta: si è passati da 4 a 2 mesi come limite massimo di conclusione dei lavori”.

Le lamentele, anche energiche, sono dunque servite. “Sì, ma se mi guardo indietro, sento un po’ di rabbia per le settimane perse”, si sfoga Petrucci. E ora? “Ora posso garantire – afferma Petrucci – che si procede a spron battuto. Ma dare tempi certi è difficilissimo”. La preoccupazione degli abitanti, però, non riguarda solo le case. L’altra grande incognita che spaventa è quella delle scuole. “Capisco bene, quello è un impegno fondamentale”, dice il sindaco. Che in questo caso azzarda una scadenza: “L’anno scolastico comincerà regolarmente ad Arquata. Per metà settembre le strutture provvisorie destinate agli studenti saranno pronte. Anche perché, altrimenti, si rischia lo spopolamento. Se le famiglie non potranno iscrivere i loro figli alle scuole di Arquata, decideranno di andar via in blocco. E questo non posso permetterlo”. Lo sperano anche i suoi concittadini, costretti ancora negli hotel della costa: “Andare avanti così – raccontano – è davvero pesante. Speriamo finisca presto”.

Riceviamo e pubblichiamo la rettifica del notaio Francesca Filauri
La sottoscritta Dott.ssa Francesca Filauri, Notaio in Ascoli Piceno, con espresso riferimento alla notizia pubblicata sulla Vostra testata in data 6.6.2017 avente ad oggetto l’assegnazione delle casette nella fraz. Pescara di Arquata del Tronto, essendo del tutto destituito di fondamento il passaggio in cui si adduce IL RITARDO della sottoscritta, colla ulteriore aggravante che  detto  asserito  ritardo si eleva, per come fatto intendere, a causa delle tensioni venutesi a creare tra i terremotati al momento dell’assegnazione delle casette,  atteso che la notizia NON E’ VERA sotto un duplice profilo: per essere, la sottoscritta arrivata in perfetto orario all’appuntamento professionale  in argomento,  per doversi  diversamente ascrivere, il malumore indubitabilmente registratosi tra gli abitanti del borgo,  a ben altre cause, e, in primo luogo al disaccordo circa la modalità prescelta per l’assegnazione delle casette. Pertanto, Vi chiedo  di voler provvedere, ai sensi dell’art. 8 Legge 47/1948, alla rettifica di quanto riportato nel citato articolo nella collocazione prevista dalla legge e con risalto analogo a quello riservato al brano giornalistico cui la rettifica si riferisce, comuncandoVi che, in difetto, intraprenderò le iniziative necessarie volte a tutelare la mia reputazione personale e professionale.

Risponde l’autore dell’articolo
Il ritardo del notaio Filauri ci è stato riferito, oltre che dalle principali agenzie stampa, anche da stretti collaboratori del sindaco di Arquata, i quali ci hanno spiegato nel dettaglio la dinamica della convulsa mattinata del 6 giugno. Che poi il ritardo del notaio sia stato “la causa delle tensioni”, noi non lo affermiamo. Scriviamo invece, basandoci sui resoconti da noi raccolti dalla viva voce dei collaboratori di Petrucci, che il malumore nato per il ricorso al sorteggio è degenerato nei “pochi minuti” intercorsi tra l’arrivo degli abitanti e quello del notaio.