Dici Juventus-Real Madrid e pensi a quel gol in presunto fuorigioco di Mijatovic. Ma anche alla partita perfetta del 2003 rovinata solo dall’ammonizione di Nedved, o all’omaggio a Del Piero del Bernabeu del 2008. E ancora: Sivori e Butragueno, Padovano e Zalayeta. Grandi protagonisti o eroi per caso di una sfida infinita. Una sfida europea, che sabato a Cardiff scriverà un nuovo capitolo della sua storia.

Due grandi signore, due società simili, egemoni nei propri confini, abituate a dominare in casa e forse proprio per questo destinate a scontrarsi in coppa. Non a caso si tratta di una delle partite più giocate di sempre nelle competizioni Uefa: ben 18 i precedenti (guida la classifica dei grandi classici Bayern-Real, a quota 22), in perfetto equilibrio, per una rivalità che ha attraversato la storia del calcio. Juve-Real è il potere che affronta il potere: regale quello madrileno, capitale anche politica che ha sempre considerato il pallone come un elemento della liturgia monarchica; molto più imprenditoriale, concreto e redditizio quello torinese.

Se nel calcio ci fossero delle gerarchie come nei gradi nobiliari, probabilmente i bianconeri verrebbero dopo le merengues: questione di titoli, europei ovviamente, visto che quelli nazionali sono perfettamente alla pari (entrambe hanno appena vinto il 33° scudetto). E di disponibilità economica. Sul mercato, ad esempio, la vecchia signora italiana si è spesso dovuta piegare alle voglie della regina di Spagna: dal trasferimento record di Zidane, all’esodo post Calciopoli di Cannavaro ed Emerson, al più recente caso della recompra di Morata, sono tanti i bianconeri di valore che hanno fatto le valigie direzione Madrid. Molto meno quelli che hanno seguito il percorso inverso: di Anelka a fine carriera nessuno si ricorda in bianconero, Higuain è passato da Napoli prima di arrivare a Torino, l’unico vero ex è proprio Sami Khedira che sarà uno dei protagonisti della finale di Cardiff.

Nessuna riverenza, però. Quando è stata costretta a vendere, la Juventus lo ha sempre fatto a peso d’oro. Fu così ai tempi di Zidane, il cui sacrificio servì ad allestire la formazione del Lippi-bis, una delle più forti di sempre: Gigi Buffon è ancora lì tra i pali a testimoniarlo. Il grande “Zizou” a Torino da avversario ci ha perso, in quella che gli juventini continuano a considerare una delle partite migliori della loro storia: la semifinale della Champions League 2003, seguita da quella del 2015 su cui c’è già la firma di Massimiliano Allegri. Non a caso il bilancio degli scontri diretti è in perfetta parità: 8 vittorie da una parte, 8 dall’altra e 2 pareggi. Anzi, a Madrid considerano la Juve un po’ la bestia nera del Real: mettendo da parte i confronti più antichi, i “galacticos” sono quasi sempre usciti sconfitti quando hanno pescato nell’urna i campioni d’Italia. Tranne che in quella notte del ’98, che ha contribuito ad alimentare il mito della grande di Spagna e della Vecchia signora perdente in Europa. Sabato a Cardiff, diciannove anni dopo Amsterdam, 45 dopo la prima volta, Juventus e Real si ritroveranno ancora: da una parte i campioni in carica, i colpi di Ronaldo, Bale e Benzema sotto la guida proprio di Zidane; dall’altra la difesa più forte del mondo, il manifesto dell’italianità e l’estro di Dybala e Higuain. Oggi rappresentano il meglio del calcio europeo. L’ultimo atto di una rivalità lunga mezzo secolo. Il più importante, in attesa del prossimo.

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