Forza Italia che vota con il Pd. Il Pd che perde altri pezzi. Cuperlo che cita Euripide. Mdp che minaccia di non votare la fiducia al governo. Mentre Gentiloni è impegnato a rappezzare un G7 con molti disaccordi e pochissime intese, il via libera della commissione Bilancio della Camera alle nuove norme sul lavoro accessorio, lacera ulteriormente il Partito democratico e allarga la crepa con gli scissionisti di Mdp, scandendo rumorosamente il conto alla rovescia del suo governo. In commissione il testo del Pd Mauro Guerra che istituisce i nuovi buoni lavoro ottiene 19 sì e 6 no. Ma pesa il voto contrario di Mdp e il non voto degli orlandiani. L’ala vicina al ministro della Giustizia, rappresentata in commissione Bilancio da Susanna Cenni, Carlo Dell’Aringa e Antonio Misiani, ha preferito abbandonare i lavori, non partecipando al voto. Contrario fin dall’inizio Mdp, che si è schierato contro l’emendamento insieme a M5S e Sinistra italiana. A favore invece si sono espressi Ap, Scelta Civica, Lega e Forza Italia.

L’emendamento approvato, una riformulazione di quello presentato da Titti Di Salvo (Pd), prevede l’introduzione di un libretto famiglia per i lavori domestici, contratto di prestazione occasionale per le piccole imprese. Ciascun lavoratore non potrà ricevere compensi superiori a 5mila euro e non più di 2.500 euro dal medesimo datore di lavoro. A sua volta, l’utilizzatore non potrà superare i 5mila euro di compensi. Per quanto riguarda il nuovo contratto di prestazione occasionale, potrà essere utilizzato da micro imprese fino a 5 dipendenti, escluse quelle del settore agricolo, fatto salvo per pensionati, disoccupati e studenti. Escluse anche le imprese edilizie e quelle coinvolte in appalti di opere o servizi. Se si supera il limite dei cinquemila euro o di durata della prestazione pari a 280 ore nell’anno civile, scatta l’assunzione a tempo pieno e indeterminato.

Fin qui la sostanza del testo. Ma è il sottotesto politico ad agitare la già concitata vita della maggioranza di governo. Questo emendamento “incrina in maniera fortissima e forse definitiva il nostro rapporto con maggioranza e forse con il governo”, dice il deputato Mdp Arturo Scotto. In aula prima di uscire inoltre Scotto ha detto che la discussione è stata “influenzata fortemente dai capricci di chi ha messo una gigantesca mina sull’esito della legislatura e delinea scenari politici di larghe intese”. Non è da meno il capogruppo Francesco Laforgia: “Il Pd – commenta – ha scelto di consumare l’ennesimo strappo. In barba a milioni di Italiani che volevano esprimersi in un referendum, ha prima fatto saltare quel passaggio democratico e poi ha reintrodotto, con una forzatura inaccettabile, i voucher anche per le imprese. Non voteremo la fiducia e il Pd dovrà spiegare a milioni di italiani le ragioni di una scelta irresponsabile sul merito e sul piano del funzionamento democratico delle istituzioni. Dovrà anche spiegare perché ha deciso di sabotare questa legislatura”.

Nel rimpallo delle responsabilità si butta anche il Partito democratico. “Maggioranza a rischio? No, prendiamo atto che c’è una situazione di questo tipo, valuteremo quello che succederà nei passaggi successivi e speriamo che al Senato Mdp manterrà fede agli impegni presi con i suoi elettori dicendo che avrebbe sostenuto con lealtà il governo, dopodiché ognuno si assumerà la sua responsabilità”. Così il capogruppo Pd alla Camera Ettore Rosato. Alla domanda se si aprirà alle larghe intese in caso Mdp non cambi la sua posizione a Palazzo Madama, Rosato ha risposto: “Assolutamente no, c’è la Costituzione che prevede cosa succede nel caso non ci siano i numeri”.

E meno male che a elevare i toni rissosi tra gli ex compagni di partito ci sia Gianni Cuperlo. A metà tra Nanni Moretti ed Euripide, l’ex candidato alla segreteria dem commenta: “Così ci si fa del male. Non è ragionevole evitare un referendum chiesto da oltre un milione di cittadini e introdurre due mesi dopo una norma sulla stessa materia senza discuterne per tempo con chi quel referendum aveva promosso. Non sono annebbiato dalla faziosità”. “E’ evidente che affrontare il tema in un modo che divide, con un emendamento alla manovrina e senza aver condiviso nulla di tutto ciò coi lavoratori e chi li rappresenta è uno sgarbo al buon senso. Per questo – spiega – sono contrario. Presentare quell’emendamento nella parte sulle imprese è stato un errore come un errore serio ha compiuto il governo nell’ispirarlo e nel sostenerlo. Quos vult Iupiter perdere, dementat prius“, conclude Cuperlo citando in latino un motto attribuito a Euripide, che letteralmente significa “a quelli che vuole rovinare, Giove toglie prima la ragione”.