Non era mai finita nel mirino fino a lunedì notte, eppure per anni Manchester è stata culla di jihadisti. Salman Abedi era uno di loro, ma non ha seguito la strada verso le terre del califfato tracciata da Salma e Zahra Halane, le gemelle di 16 anni che il 26 giugno 2014 erano volate in Siria per sposare un miliziano. Né si è fatto saltare in aria a Mosul come Abu-Zakariya al-Britani, che prima di convertirsi all’Islam era registrato all’anagrafe come Ronald Fiddler. No, il 22enne di famiglia libica che viveva a Elsmore Road, nel sobborgo di Fallowfield, si è fatto esplodere in mezzo alle ragazzine che uscivano da un concerto. Simbolo di una generazione cresciuta nei sobborghi della città del nord dell’Inghilterra in un humus nutrito dalla propaganda di Al Qaeda.

Era il 2007 quando per la prima volta Jonathan Evans, il capo dell’MI5, i servizi segreti inglesi che si occupano di interni, ha lanciato l’allarme: “Abbiamo avuto quest’anno casi di ragazzi di 15 o 16 anni implicati in attività terroristiche”. A reclutare i teenager della Gran Bretagna erano i seguaci di Osama bin Laden e Manchester era la città più vulnerabile. Quell’anno il Ministero dell’Interno di sua Maestà lanciava Channel, un progetto teso a prevenire ogni forme di estremismo tra la popolazione più fragile. Una contromisura a quell’indice così preoccupante scoperto dai servizi segreti, che stimava in almeno 2mila le persone legate al jihad con base nel Regno Unito. Manchester è una delle città dove il progetto ha maggiore importanza: già nel giugno 2015 il quotidiano locale Manchester Evening News rivelava che nell’area della Greater Manchester vivevano 350 minorenni considerati “a rischio radicalizzazione”, di cui 63 sotto i 12 anni. In tutta la Gran Bretagna, gli under 12 sotto osservazione, all’epoca, erano 66, in aumento del 127% rispetto agli anni 2011-12. E su scala nazionale il trend non ha accennato a cambiare: tra il luglio 2015 e il luglio 2016 Channel ha inserito nella categoria “a rischio radicalizzazione” circa 2mila minori.

Moss Side è la zona di Manchester famosa per le street gang, bande di ragazzini che si picchiano per il controllo del territorio e il predominio in attività illegali, come lo spaccio di droga. Un corrispettivo britannico della nostra Scampia; come il quartiere napoletano, Moss Side fatica a rifarsi un nome nell’immaginario collettivo. Il Guardian ha scoperto che ben 16 jihadisti britannici (morti oppure condannati per via definitiva) vivevano nel raggio di 4 chilometri da questo quartiere. C’era il reclutatore di terroristi Raphael Hostey, alias Abu Qaqa al-Britani, che ha lasciato la Regina Elisabetta per il Califfo nel 2013. Oppure l’ex veterano di guerra Stephen Gray, ormai diventato Mustafa, militare dell’areonautica che ha combattuto nella guerra in Iraq e che è stato condannato a cinque anni di carcere per aver cercato due volte di raggiungere la Siria. Ma soprattutto c’erano ragazzi e ragazze minorenni.

Chorlton è uno dei sobborghi della Greater Manchester circoscritto nell’area dei quattro chilometri di distanza da Moss Side. È il quartiere di provenienza delle gemelle Halane, famose nella stampa come “le spose jihadiste”. La loro storia è diventato un caso quando, il 26 giugno 2014 – 3 giorni prima che Abu Bakr Al Baghdadi proclamasse a Mosul la nascita dello Stato islamico -hanno raggiunto la Siria incarnando l’ideale delle giovani donne che si sacrificano in nome del jihad sposando sposando due combattenti, Ali Kalantar e Abu Handhia al Khorassani, morti tra il 9 e il 12 dicembre dello stesso anno. A spingerle verso l’estremismo di matrice islamica, il fratello 21enne Ahmed Ibrahim Mohammed, partito l’anno precedente.

Il 2 ottobre 2015 un 15enne di Blackburn, a meno di un’ora d’auto dalla città, era diventato il più giovane colpevole di terrorismo nella storia del Regno Unito perché condannato all’ergastolo per aver cercato, insieme a una 16enne di Manchester, di istigare via web il 18enne australiano Sevdet Besim ad attaccare alcuni agenti di polizia nel Paese oceanico durante le commemorazioni dell’Anzac, festa in onore dei caduti australiani e neozelandesi della I guerra mondiale. La ragazza era in possesso di documenti per la fabbricazione di un ordigno esplosivo.

Ma prima ancora che fabbrica di foreign fighter per Daesh – almeno 30 quelli partiti per Siria e Iraq – Manchester è città di forte tradizione qaedista. In particolare, di gruppi libici federati con Al Qaeda. Nell’ottobre 2013 il Regno Unito si era trovato di fronte al caso di Abu Anas Al-Libi, leader del movimento anti Gheddafi Libyan Islamic Fighting Group, catturato in quel periodo dalle forze speciali Usa a Tripoli. Quarantanove anni, ricercato perché considerato mente delle stragi di Nairobi e Dar Es Salam del 1998, Al Libi era stato arrestato nel 1999 dalla polizia inglese, ma rilasciato poco dopo. In casa sua era stato trovato a casa sua un manuale per formare giovani terroristi, famoso come “Il manuale di Manchester” o “Il manuale di Al Qaeda”, guida alla radicalizzazione e alla fabbricazione di bombe fai-da-te per completare il martirio.

Nel 2006 a finire in carcere a Manchester era stato il pakistano Aabid Hussain Khan. Durante il processo, due anni dopo, si è venuto a scoprire che il suo manuale per la fabbricazione di bombe al napalm era stato usato da Hammaad Munshi, 16enne con cui aveva regolari rapporti telefonici. Tre anni dopo il Times scopriva una rete di 11 università finte, come il Manchester College of Professional Studies, che serviva a importare manovalanza da Medio Oriente e Nord Africa: 8 dei 10 studenti arrestati, sospettati di progettare un attentato terroristico sul suolo britannico, si erano avvalsi del sistema per entrare nel Paese. E rinfoltire le file dei jihadisti d’Inghilterra.